Con un bilancio record la Fondazione prepara il «Mancini-bis»

Sarà tra i due Palii, il primo del 2 luglio e il secondo del 16 agosto, che la Fondazione Monte dei Paschi varerà il suo nuovo assetto. Il presidente, Gabriello Mancini, ha appena avviato le procedure per la nomina della deputazione generale, in scadenza a luglio, che provvederà poi a nominare presidente e cda. Lo stesso Mancini, al momento, è l’unico candidato. E ieri, nel presentare l’ultimo bilancio del suo primo mandato quadriennale, ha sintetizzato il particolare momento della banca Monte dei Paschi, che è e resta la principale partecipazione dell’Ente (oltre il 70% del patrimonio). «La banca ha avuto alcuni momenti di difficoltà, come gli altri, e a seguito dell’incorporazione di Antonveneta. C’è un piano industriale che abbiamo condiviso e di cui le turbolenze in atto comporteranno probabilmente un adeguamento. Superate le difficoltà ci auguriamo si torni alla massima redditività possibile».
In realtà la Fondazione ha sentito sulla sua pelle la crisi, incassando, quest’anno, un dividendo poco più che simbolico: tra azioni ordinarie (46,3% del capitale) e privilegiate (che portano al 55,5% la partecipazione totale) si tratterà di 63-64 milioni, contro i 377 milioni di cedole incassati nel 2008. Non a caso la Fondazione aveva avuto da ridire, con il presidente di Mps Giuseppe Mussari, sull’ipotesi di un dividendo zero o poco più. Ma le circostanze, compresa l’annunciata sottoscrizione dei Tremonti Bond, avevano reso la mossa di Mussari obbligata. E, a ben vedere, più generosa di altre banche che hanno lasciato le loro fondazioni all’asciutto, come Intesa ha fatto con Cariplo. Per questo alla fine Mussari (ex Ds, appena confermato al vertice della banca) e Mancini (ex Margherita) hanno fatto buon viso a cattivo gioco, ritrovando l’intesa che sancirà anche la riconferma di Mancini.
Poi bisognerà vedere come si svilupperanno i giochi politici cittadini, in previsione della nomina di 8 membri della deputazione da parte del Comune, 5 dalla Provincia e uno a testa da Regione, Rettore e Arcivescovo. A questi il compito, nel 2009, di ripetere i fasti del 2008: un avanzo di 340 milioni dopo accantonamenti per altrettanti.