Al Bilbao il primo round della battaglia su Bnl

Gonzalez Cid: «Per la nostra offerta nessun rilancio». La squadra di Caltagirone si dimezza i compensi

Marcello Zacché

da Roma

La prima battaglia per il controllo della Bnl va al Bilbao e al presidente Luigi Abete, insieme con i suoi soci Generali e Della Valle. La loro lista, nell’assemblea di ieri, ha vinto e si è aggiudicata 8 dei 15 consiglieri del cda. Gli antagonisti del contropatto entrano comunque in consiglio per la prima volta e ne avranno sei, mentre uno spetterà a Mps. Questo il verdetto della battaglia assembleare che è riuscita a mettere in fila, tutti insieme, i finanzieri-immobiliaristi emergenti: Ricucci, Coppola e Statuto. L’ha schivata, invece, Della Valle.
Ma da domani inizierà la seconda battaglia: quella dell’offerta pubblica di scambio, lanciata dal Bilbao per il 100% di Bnl. «Quello conquistato oggi (ieri ndr) è un vantaggio - dice un banchiere coinvolto come advisor - che il Bilbao avrà nella governance. Il successo dell’Ops è più vicino, ma tutto da ottenere». Manuel Gonzalez Cid, il numero uno del Bilbao nella partita italiana, si è detto «molto soddisfatto», ma ha subito «escluso» un rilancio dell’offerta (ferma a un titolo Bilbao contro 5 Bnl). Così come non vuole sentir parlare di trattative con Caltagirone: l’offerta «è ottima ed è valida per tutti gli azionisti allo stesso modo».
Ci sono volute 8 ore di discussione per arrivare al voto sulle liste. Passando da una votazione sul bilancio, promosso con il solo 62% di favorevoli: il 37% dei presenti, il contropatto, si è astenuto. Otto lunghe ore di discussione tra i 110 soci presenti, rappresentanti 10mila azionisti (in proprio o per delega) pari al 76,6% del capitale. Ma dovevano essere di più. E questo è stato il primo colpo di scena.
Abete ha informato che il 2,6% del capitale presente non era ammesso al voto. Si trattava della Popolare dell’Emilia (1,97%) e qualche fondo. Il problema, ha detto Abete, è legato da una «comunicazione successiva a quanto stabilito dallo statuto», e ad altre varie «incompatibilità». L’ad della Popolare Guido Leoni, che ha acquistato le azioni pagandole il prezzo record di 2,73 euro, ha commentato duramente l’episodio: «Ci sentiamo un socio sbattuto fuori», e non è escluso che intenda impugnare l’assemblea.
La seconda sorpresa è arrivata dalla presentazione di un accordo tra il contropatto e la Popolare di Lodi, titolare dell’1,6%, finalizzato solo all’elezione di cda e collegio sindacale, al pari di Finnat che si era già unita negli scorsi giorni. Una mossa che portava il contropatto alla quota del 28,95% del capitale ed evitava il rischio del concerto.
Ma non è bastato: al voto per le liste il 48,2% dei presenti ha votato quella di Abete, il 42,1% quella di Caltagirone e il 9,5% quella di Mps e Vicenza. Risultavano dunque eletti per il patto: Abete, Antonio Ortega, Gonzalez Cid, Giovanni Perissinotto, Della Valle, Marcello Gioscia, Aldo Minucci e Juan Perez. Per gli immmobiliaristi, che entrano per la prima volta in cda, Caltagirone, Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Stefano Ricucci, Tiberio Lonati e Francesco Bonsignore. Confermato Pierluigi Fabrizi per Mps.
Il finale era in discesa. Con l’ultimo colpo di scena: i consiglieri del contropatto che si sono dimezzati il compenso «perché i conti vanno male». Cogliendo, almento in questo, in contropiede i vincitori.