«In bilico sulle tegole, gli ho dato il microfono»

(...) stava urlando alcune frasi che sul momento non ho capito. Sono però bastati solo un paio di secondi per realizzare che non si trattava di uno dei soliti personaggi "bizzarri" che si trovano a Sanremo in occasione del Festival, ma che la situazione era del tutto diversa. Ho così immediatamente interrotto il discorso che portava al lancio di un'intervista a Piero Chiambretti e ho chiesto al cameraman che mi stava inquadrando di girare la telecamera e puntarla sul tetto in questione. Si trattava di un uomo con i capelli brizzolati che aveva in mano, oltre al megafono, anche un sacchetto. La tensione è salita subito alle stelle, in pochi istanti tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine, che si trovavano nei paraggi in preparazione dei servizi di sicurezza istituiti in occasione di questa prima serata, si sono radunati sotto la palazzina. Io ho continuato la diretta commentando attimo dopo attimo ciò che accadeva sopra di me.
Gli intenti dell'uomo sono stati immediatamente chiari, dopo aver spiegato di essere stato vittima di una condanna per violenza sessuale a suo dire ingiusta, ha infatti minacciato di gettarsi nel vuoto per togliersi la vita. Intanto, mentre la zona è stata transennata, i vigili del fuoco hanno montato una struttura gonfiabile per attenuare la possibile caduta. Insomma si temeva il peggio. L'uomo, che poi ho scoperto chiamarsi Carmine Garofalo ed essere di Sanremo, ha gettato il sacchetto che conteneva alcuni medicinali che aveva assunto. Subito dopo ha lanciato alcuni volantini in cui spiegava la sua vicenda. In questa lettera lamentava di non essere stato mai sottoposto ad un interrogatorio e di non aver avuto la possibilità di far sentire i testimoni a suo favore. «I motivi della sentenza sono insufficienti - ha detto Garofalo - Chiedo che sia rifatto il processo a Roma per permettermi di raccontare i fatti».
Il momento più delicato è stato quando i vigili del fuoco hanno aperto l'autoscala per cercare di raggiungerlo. Quando questa gli è giunta ad un paio di metri lui si è fatto il segno della croce ed è arrivato fino al bordo del tetto rimanendo in precario equilibrio. Provvidenziale è stato l'ordine di ritirarla subito per cercare di tranquillizzarlo. Ed ecco che accade l'inaspettato, l'aspirante suicida chiede di poter parlare al mio microfono in diretta televisiva per raccontare a tutti la sua storia. Le forze dell'ordine acconsentono che io salga sul tetto per porgli il microfono. Quando lui parla però, nonostante sia davvero in diretta su tutta la Liguria, crede di essere stato truffato perché essendo senza un televisore non si sente non si vede in onda. L'idea è quindi quella di dargli il mio auricolare di servizio per fargli sentire un ritorno in cuffia e far salire un mio operatore per portare sul tetto una telecamera. Garofalo si convince ed inizia così a parlare su Primocanale. In quel momento eravamo in dieci persone su un tetto con le tegole scivolose e pericolanti. Da un lato dello spiovente lui e dall'altro, in posizione comunque di sicurezza, io insieme agli agenti della digos, ai carabinieri, ai vigili del fuoco muniti di imbragature, al personale del 118 e ad altri due colleghi.
Il tutto è durato più di un'ora e i minuti sono passati lenti. In un clima surreale si alternavano i lunghi silenzi di Garofalo e le proposte degli agenti che cercavano di avvicinarlo. Il piano era quello di raggiungerlo per bloccarlo e permettere l'entrata in azione degli altri agenti nascosti dietro lo spiovente. Il personale sanitario era pronto, in caso di necessità, ad agire con i sedativi. Alla fine Garofalo, dopo l'ultimo intervento su Primocanale, si è improvvisamente avvicinato consegnandosi a noi. Insomma tutto si è alla fine risolto per il meglio. Solo alla fine, una volta sceso anch'io dal tetto e passata l'adrenalina della diretta, ho realizzato di aver vissuto una pagina di cronaca da un'angolazione molto particolare, come mai mi era capitato prima.