Billè: «Le proposte dell’Ulivo restano un mistero»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Ho parlato nei giorni scorsi con Tremonti. Mi ha detto: la Finanziaria è il documento elettorale del centrodestra. Bene. Ne condivido diverse parti, in specie la lotta agli sprechi. Ma dov’è il programma del centrosinistra»? Il presidente della Confcommercio Sergio Billè è uomo sanguigno, dietro l’apparenza bonaria. Non è tipo da volemose bene, specie in campagna elettorale. Vuole sentire programmi e impegni per l’economia, non vuole sentir parlare di tregue.
E come le sembra questa Finanziaria?
«Mi pare più che giusto che si stia tentando di tutto per uscire da una situazione economica difficile (debito, deficit, industrie che si perdono), e questa finanziaria resta una delle poche cose giuste e praticabili. Mi fa piacere che anche Confindustria concordi su questo. Certo, è bastato che Tremonti partisse a testa bassa contro gli sprechi inauditi degli enti locali perché si scatenasse il putiferio. L’accusano di fare le pulci alle Regioni, perché sono in maggioranza di sinistra. Ma nessuno vuol tagliare i letti d’ospedale, tutt’al più gli uffici di rappresentanza in Park Avenue di Regioni che non riescono neppure a mettere in piedi un portale turistico decente... e tutti sanno quanto sia importante il turismo per l’Italia».
A Capri, Luca di Montezemolo ha detto che il sistema attuale non funziona perché impedisce la governabilità. È d’accordo con una modifica della legge elettorale maggioritaria?
«Vorrei che si parlasse meno di sistemi elettorali, meno di diatribe pro o contro Follini, che alla gente e al sistema produttivo interessano poco. Vorrei che si parlasse più di economia, rinunciando ai siparietti. Proprio perché siamo sempre stati autonomi e trasparenti, noi della Confcommercio vediamo una presa di coscienza, una svolta politica da parte di Tremonti, e ne prendiamo atto. Il ministro dell’Economia mi ha detto: la Finanziaria è il documento economico del centrodestra. Ne condivido diversi punti, come la riduzione del costo del lavoro e la lotta agli sprechi. Al contrario, la linea economica di Prodi è un mistero: ce la vuole spiegare?».
Sembra di capire che lei preferisca lo scontro aperto, ma sui contenuti, rispetto alla tregua elettorale.
«Il confronto è il sale della democrazia. Non credo che qualcuno possa davvero pensare a un qualcosa di simile a una grosse koalition alla tedesca, ma prima e non dopo le elezioni. Preferisco sapere, sia dalla maggioranza che dall’opposizione, i termini del programma economico: che cosa vuoi fare, se vinci? Più tasse o meno tasse? Più riforme o meno riforme? Serve la chiarezza, non la tregua».
A proposito di chiarezza, come giudica la questione del Tfr?
«La giudico pericolosa, e chiedo al governo di attenersi alle linee concordate con 23 organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori. Aggiungo soltanto che sarebbe meglio che il risparmio italiano non venisse esportato all’estero, ma rimanesse nel Paese».
Domani si tiene il Consiglio nazionale della Confcommercio. Un passaggio delicato anche per lei.
«Al Consiglio nazionale io giocherò d’attacco. Ho sempre fatto gli interessi della Confcommercio, e lo ribadirò. E sono convinto che ci siano le condizioni per far ripartire alla grande la confederazione».