Billy Cobham, un fantasista che si sa ancora divertire

Vedendolo percuotere furiosamente i tamburi molti perdono la testa; altri, i jazzofili più conservatori, lo guardano con diffidenza pensando alle libertà armonico ritmiche che si prende, alle incursioni disinvolte nei territori più diversi, a quegli assolo tonitruanti. È Billy Cobham, uno dei grandi innovatori della batteria. Non a caso ha messo le sue bacchette al servizio di Miles Davis in album come Bitches Brew e Live Evil, ed è stato nel nucleo della Mahavishnu Orchestra, senza dimenticare il suo disco campione d’incassi Spectrum. Impossibile criticare il suo stile; più facile discutere la sua musica, spesso manierata o alla ricerca dell’ applauso. Però, come ha dimostrato negli otto concerti milanesi al Blue Note, Cobham (con la sua band) è un artista che ama divertirsi e divertire con classe, aspergendo un intrigante miscuglio di jazz, r’n’b, funky, soul, dance (rinnovando classici come Mirage e Panama) lasciando spesso da parte il suo ego ipertrofico e fondendo al meglio le parti soliste con quelle collettive.