Billy Joel: «Io, ricco con la musica pop, vivo per la classica»

Antonio Lodetti

da Milano

Uno che ha venduto più di cento milioni di dischi ha il diritto di abbandonare le strade del pop rock? Billy Joel, da imprevedibile icona del rock, lo ha fatto. Nonostante l’incredibile palmares (ad esempio 33 canzoni ai primi posti delle classifiche, 23 nomination ai Grammy, un brano come Just the Way You Are ancora oggi tra i più richiesti alle feste che contano e ai ricevimenti di nozze aemricani) Joel non è notissimo al grande pubblico. Lui è un personaggio schivo, che ha vissuto le luci e le ombre della ribalta, che viene dalla strada prima di farsi massacrare di botte sul ring cercando di emulare Sugar Ray Robinson. Ora Billy Joel fa l’impegnato; scrive musica classica e anche lì colpisce nel segno. L’album del 2001 Fantasies & Delusions. Music For Solo Piano è stato per cinque mesi in testa alle classifiche di musica classica. Poi si dà al musical, ai libri... Per accontentare i vecchi fan pubblica ora il suo testamento, il quintuplo cofanetto My Lives, quattro cd di inediti e rarità più un dvd. In campionario i suoi primi vagiti con i Lost Souls e The Hassles (My Journey’s End e You’ve Got Me Hummin’), la preziosa These Rhinestone Days (poi famosa come I Loved These Days), versioni inedite di Piano Man e So It Goes, brani dal vivo come Captain Jack e perle come l’antico 45 giri Elvis Presley Boulevard. Se non vi basta c’è la ricca galleria dei duetti (Elton John con cui ha condiviso una delle tournée più «ricche» nella storia del rock, poi Ray Charles, Stevie Winwood ecc.) e le cover di Dylan, dei Beach Boys, dei Beatles. A completare la spanciata il dvd tratto dalla tournée River Of Dreams che riprende uno splendido concerto del 1993 a Francoforte.
My Lives si può definire il suo testamento pop?
«Ho aperto il mio vaso di Pandora con tutti i suoi pregi e difetti. Non sono completamente soddisfatto; alcuni brani li ho scelti io, altri li ha scelti la casa discografica dopo aver ascoltato le richieste dei miei fan. Sono usciti brani che erano solo miei e non avrei mai voluto pubblicare».
Quindi non è soddisfatto?
«In generale sì, il cofanetto rispecchia le “mie vite”; però scava molto in profondità, non guarda solo sotto il vestito, scava anche dentro la mia pelle».
Viene fuori un ritratto inedito di Billy Joel.
«Sì, ho sempre detto che chi ha ascoltato soltanto i miei brani di successo non mi conosce. Un pezzo di successo non è necessariamente una buona canzone».
Con le canzoni ha proprio chiuso?
«Sì, non sono un Prometeo legato a vita al pop, quindi ho voluto finire in bellezza, come Joe DiMaggio. Non voglio invecchiare inventando nuovi testi o melodie per far colpo sui ragazzi. Sono cresciuto, la mia è una evoluzione creativa, ora scrivo solo musica classica».
Snobismo?
«Passione. Ho sempre ascoltato Beethoven, Mozart, Chopin, ma sempre con grande rispetto e umiltà. Mi sono ritrovato cantautore per caso. Scrivevo canzoni e poi le musicavo; era il periodo di James Taylor, Joni Mitchell, Jackson Browne, così ho detto: “ora le canto io in prima persona”, ma nelle mie costruzioni armoniche c’è sempre stato un pizzico di classico».

Con Fantasies & Delusions ha sfondato nelle hit di classica.
«Sono partito bene; vorrei che il pubblico mi ricordasse come un compositore classico».
Un grande del pop non le basta?
«No, non più».
Neanche un pizzico di nostalgia per tournée come quella con Elton John?
«Un bel ricordo, una sfida continua, Elton è un pianista eccezionale e un artista folle, stimolante, pieno di energia. È stata un’esperienza irripetibile, un successo senza precedenti, ma io non amo le minestre riscaldate».
Del suo esordio come pugile cosa ricorda?
«Avevo 16 anni, ero un pazzo. Mi piaceva la boxe, faceva colpo sulle donne, però prendevo troppe botte. Ho capito che non sarei mai diventato come Robinson o Clay, e io voglio essere sempre il primo».