Bimba avvelenata due volte: «Forse non è solo un caso»

La mamma, gli zii e i nonni della piccola sono stati sentiti dal pm. Per ora nessuno è indagato

Stefano Filippi

nostro inviato a Vigonza (Padova)

«D'ora in poi assaggeremo tutto, anche il pane e i biscotti». Il nonno della piccola Shaden è un veneto pratico e di poche parole che non sa darsi pace. In meno di una settimana la nipotina è rimasta intossicata due volte. Varechina iniettata in confezioni di succo di frutta e formaggio. Prodotti comprati in giorni diversi in supermercati diversi da persone diverse di famiglie diverse ma finiti in bocca alla stessa creatura. Se fosse un caso, un'incredibile coincidenza, un'inimmaginabile beffa del destino nascostosi nei panni di un farabutto che gode nell'avvelenare gli alimenti, la bimba di Peraga di Vigonza avrebbe il record mondiale della scalogna. Ma se non fosse una fatalità?
Il dubbio è tremendo. Un'ipotesi agghiacciante che le laconiche parole degli inquirenti non escludono completamente. Ieri il pubblico ministero Paolo Luca e i carabinieri di Padova si sono limitati alle solite frasi ripetute in tutte le procure e in ogni stazione dell'Arma appena si apre un fascicolo: «non ci sono elementi circostanziali», «l'inchiesta è a 360 gradi», «non si scarta nessuna pista», «si indaga su tutto, nulla viene escluso». E dunque, nemmeno l'eventualità che qualcuno ce l'abbia proprio con la povera Shaden. Qual è la probabilità che una bambina ingerisca cibi alla varechina due volte in cinque giorni? E perché - fatto senza precedenti - il misterioso avvelenatore dei supermercati ha scelto non una bottiglia (di acqua, latte o succo) ma una vaschetta di formaggio spalmabile?
Mercoledì scorso l'intossicazione era stata causata dalla varechina siringata in una confezione di succo di frutta da 200 cc comprata dalla mamma Federica al supermercato Prix di Buca di Vigonza, non lontano da casa. La donna, 32 anni, ne aveva versato un po' nel biberon allungandolo con acqua. È bastato un sorso: la bimba ha vomitato piangendo per i dolori alla gola. La corsa all'ospedale di Padova, il ricovero nel dipartimento di pediatria del policlinico, la gastroscopia in anestesia totale, la conferma del sospetto: cinque millilitri di ipoclorito di sodio (la dose di una siringa) inoculati nel contenitore plasticato.
Venerdì Shaden era tornata a casa. Domenica pomeriggio era nell'abitazione dei nonni materni, che si trova proprio accanto alla sua. Alle sei, al risveglio dal sonnellino, voleva fare merenda. «Abbiamo preso dal frigo il formaggio - racconta il nonno - una confezione di quattro vaschette unite che l'altra mia figlia aveva comprato il giorno prima al Famila», un grande magazzino a meno di 500 metri dal Prix. «Sabato sera avevamo già aperto una scatoletta. Mia moglie ha sentito un forte odore di varechina, ma mia figlia aveva già dato alla bambina un boccone di pane spalmato. È stato un attimo, lei ha sputato tutto, l'abbiamo portata in bagno per lavarle i denti ma dopo un momento ha vomitato. Ho immediatamente chiamato il 118. Il formaggio aveva un aspetto normale, ma puzzava e in fondo alla vaschetta c'era un liquido giallastro. La confezione era chiusa con un foglio di carta stagnola forato in due punti». Buchi, hanno confermato gli inquirenti, compatibili con un ago da siringa. La data di scadenza è lontana. Oggi l'istituto zooprofilattico di Legnaro comunicherà i risultati delle analisi; ancora non si esclude che il formaggio fosse avariato, ma sembra una possibilità remota.
La piccina sta bene, per fortuna questa volta non ha nemmeno la gola arrossata e dovrebbe essere dimessa oggi. I suoi parenti invece sono stati convocati nella caserma dei carabinieri di Pionca di Vigonza per essere sentiti dal pm. La mamma, lo zio, la zia (che vive con i genitori e ha comprato il formaggio), i nonni: persone informate dei fatti, non indagati. Gente ben conosciuta a Vigonza, lavoratori, seri. Dalle quattro ore di deposizioni non sarebbero emerse contraddizioni o novità rispetto all'altra sera. I controlli nei due supermercati non hanno fatto ritrovare altri alimenti adulterati, tanto che ieri pomeriggio formaggio e succhi riempivano gli scaffali. Così, per ora, gli inquirenti hanno in mano soltanto un identikit tracciato da commesse e clienti del Prix, il supermercato dei succhi. È il volto di un giovane sui trent'anni dall'aria strana che qualche giorno prima degli avvelenamenti si aggirava nelle corsie con uno zainetto in spalla.