La bimba bielorussa: «Voglio tornare in Italia»

Spera ancora di poter scrivere insieme con i coniugi liguri la lettera per Babbo Natale

Monica Bottino

da Cogoleto (Genova)

«Voglio tornare in Italia». La voce di Vika rimbalza dalla tv e dalla radio che mandano in onda la sua intervista telefonica. E dalle risposte alle domande che le rivolge il giornalista del Secolo XIX di Genova, tutti possono sentire chiaramente che la bambina bielorussa non vede l’ora di tornare in Italia. «È stata un’emozione fortissima ascoltare di nuovo la voce di Vika anche se soltanto alla radio, ed è stato bello sentirla parlare di noi». Chiara Bornacin, la mamma genovese di Maria-Vika, non nasconde le lacrime. Diverse questa volta. Sul suo volto segnato da settimane di buio c’è una luce nuova. Quella di una speranza più vicina, più reale.
Sono stati due giorni intensi dalle parti di Cogoleto. Prima la notizia dell’affido temporaneo della piccola alla famiglia Vasilevsky che accoglie già il fratellino Sasha, di tredici anni. Poi la verità di Vika. Senza interposte persone, siano esse psicologhe o altri. Non è che Vika stia male in Bielorussia adesso che vive con persone buone che le vogliono bene. Ma la «propria» famiglia per Vika è in Italia e si chiama Giusto.
E se a Cogoleto sono tutti contenti, un po’ meno sorridenti sono dalle parti di via delle Alpi Apuane, a Roma, dove ha sede l’ambasciata della Repubblica di Belarus. «Tutto sommato, niente di nuovo...», tenta di smorzare i toni Diego Perugini, legale di Alexey Skripko, ambasciatore plenipotenziario bielorusso in Italia. Il giorno di Ognissanti non è stato propriamente di vacanza per Skripko, di nuovo al centro della cronaca sul caso di Maria-Vika. «Crediamo che non sia stato corretto sentire una bambina di dieci anni - dice Perugini - farle tutte quelle domande in un momento in cui la famiglia non era in casa, ma c’erano solo lei e il fratellino. Molto meglio si sono comportati i due coniugi di Cogoleto che pur avendo il numero di telefono non hanno mai chiamato. Per rispetto a Vika, per non turbarla. In questo è chiaro che loro vogliono molto bene alla bambina e ne rispettano l’equilibrio. Non come altri...».
Ma la bambina ha detto che vuole tornare in Italia, adesso tutti l’abbiamo sentito. E in Bielorussia si è sempre detto che la volontà della bambina sarebbe stata rispettata. «Certo - continua il legale -. Sarà così. Però è anche vero che fino ad oggi nessuno degli specialisti che la seguono ha chiesto espressamente se preferisce il fratello alla famiglia Giusto. Anche questo secondo noi è una forma di rispetto. Con il tempo si vedrà».
La telefonata con l’Italia è stata possibile visto che è arrivata in un momento nel quale nessun componente della famiglia Vasilevsky era in casa e Vika era sola con il fratellino Sasha. Proprio il ragazzino ha lasciato ben volentieri che Vika parlasse, visto che lui stesso ha confermato che da tempo la piccola voleva dire che non aspetta altro che il momento del ritorno. «Vika è preoccupata perché non ha ancora sentito la mamma (Chiara Bornacin ndr) per scrivere assieme a lei la lettera a Babbo Natale - ha detto Sasha -, ma spera che succederà presto». Quindi Vika crede davvero di poter rientrare in Italia almeno per le vacanze di Natale, ma per il momento - anche se la famiglia Giusto ha inoltrato la domanda per l’ospitalità - non sarebbe stata presa alcuna decisione in proposito dalle autorità di Minsk. Che, peraltro, stanno ancora attendendo notizie dallo Stato italiano sul futuro dei programmi di accoglienza, ancora bloccati per i bambini ospiti degli orfanotrofi. Per far tornare in vacanza i bimbi degli internat, Minsk chiede più garanzie all’Italia sulla scelta delle famiglie, che non devono avere in corso domande di adozione. L’Italia, per il momento, non ha ancora risposto alle richieste di Skripko di aprire un nuovo tavolo di trattative. Atteso da ventimila famiglie italiane.