Bimba massacrata Lo strazio della mamma

La donna è arrivata la notte scorsa ed è rimasta accanto alla figlia in coma: "La mia è una tragedia. L'avevo sentita venerdì". Il padre è accusato di tentato omicidio

Marco Morello

Roma - «La mia è una tragedia familiare e umana». Non va oltre con le parole Fabienne Verdeille, la mamma della bambina malmenata sabato sera dal padre sui gradini del Vittoriano. Al suo arrivo ieri mattina in ospedale, dove la figlia è ricoverata in terapia intensiva, riesce a pronunciare solo mezza frase e l’affida alla psicologa dei carabinieri che l’assiste passo passo. Il suo silenzio, però, non ne maschera lo stato d’animo. È molto provata e trattiene a stento le lacrime, scese abbondanti domenica notte quando, dopo aver raggiunto in fretta e furia Roma dalla Turchia, si è precipitata al Bambino Gesù insieme con i nonni della piccola.

La donna, 32 anni, capelli biondi e occhi chiari, schiva e vestita in maniera sempre sobria, lavora come impiegata nell’ufficio del personale di TF1, la principale emittente televisiva privata francese. L’ultima volta che ha parlato con il suo compagno e con Luna è stato venerdì, ed entrambi stavano bene. Non poteva dunque credere alle sue orecchie quando, ad appena 48 ore di distanza, le è stato comunicato che Julien si trovava in carcere con l’accusa di lesioni gravissime, poi trasformate in tentato omicidio, mentre la figlia era finita in coma, in prognosi riservata, intubata, con vistose fasciature intorno alla testa, cerotti e garze vicino alla bocca e agli occhi. E ancora meno poteva credere che tutto un Paese si fosse interessato alla sua assurda storia. Una storia simile a tante, almeno nelle premesse. La donna l’ha ripetuta fino alla noia ieri pomeriggio ai carabinieri, ansiosi di conoscere ogni minimo dettaglio che potesse dare un senso alla follia.

La Verdeille ha raccontato che il marito era stato ricoverato cinque anni fa per depressione. Ha aggiunto che, almeno fino a sabato, non aveva mai fatto del male alla piccola. A renderlo innocuo provvedevano i farmaci, le stesse pillole che gli investigatori hanno trovato numerose nel suo zaino: forse è stata proprio la loro mancata assunzione a scatenarne la furia. «Avrebbe agito in preda a una crisi, le cui possibili cause sono ancora da chiarire», ipotizzano gli investigatori che hanno ascoltato la donna. La quale proprio non si spiega perché Monnet avrebbe scelto Roma come sua meta, visto che ai parenti aveva parlato in maniera generica di una «gita» ed era partito solo con quello zaino come bagaglio.

L’uomo, intanto, non si sarebbe ancora reso conto del suo gesto. Dal centro clinico del carcere di Regina Coeli, dove è stato portato la notte del fattaccio, è stato trasferito in una cella dove viene tenuto costantemente sotto controllo. Il timore maggiore è che possa ritornare in sé e farsi del male oppure avere un’altra violenta crisi. La nonna della bambina, invece, si è detta molto colpita dall’accoglienza ricevuta nella capitale. Il Comune ha messo a disposizione anche un alloggio per ospitarli, ma il loro unico interesse è al momento quello di stare il più a lungo possibile al capezzale della piccola.