Bimba massacrata al Vittoriano, l’altra verità

La piccola Luna sarebbe caduta dalle braccia del padre

I resoconti del fatto di cronaca furono aggiaccianti. I giornali parlarono per giorni di Luna, la bambina francese di 4 anni massacrata inspiegabilmente dal padre durante una breve vacanza nella capitale. L’uomo, Julien Monnet, 37 anni, tecnico informatico, le avrebbe sbattuto violentemente la testa, per tre volte, contro il marmo del Vittoriano, riducendola in fin di vita. Tre giorni in coma al Bambin Gesù, poi la buona notizia: la bimba era fuori pericolo. Subito il ritorno in Francia con la mamma, accorsa al suo capezzale. Per il padre, invece, il carcere.
Ed è da lì, dove tutt’ora si trova, che l’uomo ha cominciato a mettere a fuoco i ricordi della tragica sera del 19 luglio. Immagini molto diverse da quelle dipinte finora dai giornali e finite nei verbali della polizia che, insieme ai risultati di una consulenza tecnica e al racconto di un testimone chiave, un cardiochirurgo dell’Umberto I che fu tra i primi a soccorrere la bambina e che riscontrò su di lei solo segni di asfissia, hanno convinto l’avvocato Michele Gantiloni Silverj a chiedere la scarcerazione di Monnet con un’istanza presentata sabato scorso al gip Claudio Carini in cui l’accaduto viene ricostruito in modo diametralmente opposto. «Appena accettai la difesa - racconta l’avvocato Gentiloni - dopo aver letto i racconti raccapriccianti dei testimoni, pensai subito che l’unica soluzione possibile fosse una perizia psichiatrica. Poi, invece, è venuta fuori un’altra storia. La bambina potrebbe, infatti, essere caduta di mano al padre in maniera del tutto accidentale ed essersi provocata una leggera contusione alla testa». In realtà la piccola non avrebbe mai subito le gravi lesioni di cui parla il primo referto medico (edema cerebrale e trauma cranico) e che convinsero i medici del Bambin Gesù a tenerla in coma farmacologico. A preoccupare i dottori furono le pupille diverse e divergenti di Luna, chiaro sintomo di un grave trauma cranico, che invece per la bambina erano un difetto congenito. «Solo la più viva sfortuna - sostiene il legale - ha fatto sì che nessuno potesse riferire ai sanitari che l’anisocoria con strabismo divergente da cui era affetta la bambina era congenita e non segno di un trauma».
È stato lo stesso Monnet a mettere nero su bianco i suoi ricordi in una testimonianza presentata alla Procura insieme agli esiti della consulenza medica eseguita da Vincenzo Pascali, ordinario di medicina legale della Cattolica, che confermerebbe la ricostruzione del francese. Monnet racconta di essersi sentito male mentre era al ristorante con la figlia e di essere uscito per prendere un po’ d’aria: «Avevo vampate di calore, inizio di crisi di panico e paura di svenire con la mia bambina in braccio. La testa mi cominciava a girare vorticosamente. Ho camminato per respirare meglio e prendere aria. Ho notato persone che mi guardavano con stupore, Luna ha cominciato a piangere dicendo “papà è malato, papà è malato”. Arrivato a piazza Venezia mi sono sentito perso, non sapevo dove andare e cosa fare. Ho sentito che violentemente qualcuno ha preso le braccia di Luna...Mi sono girato e ho visto una donna che la tirava con forza. L’ho spinta indietro, dopo mi ha detto di essere della polizia». Mentre cercava di prendere il passaporto dal marsupio con la mano libera, Monnet ricorda di ever perso l’equilibrio e di essere caduto con Luna in braccio. «A quel punto - continua l’uomo - a terra e semi-incosciente ho avuto la sensazione che mi volessero strappare Luna e ho cercato di fare il possibile per trattenerla in ogni modo. È seguita una fase convulsa, qualcuno tirava ed io tenevo». Ed è in questa fase che, secondo l’avvocato Gentiloni, la bambina si sarebbe provocata quelle escoriazioni ed ecchimosi poi riscontrate in ospedale. Monnet continua: «Non riuscivo a capire se stessi sognando, mi sentivo malissimo e per svegliarmi ho sbattuto violentemente la testa a terra».