Bimba morì senza cinture: «È omicidio»

Giudicato colpevole il padre di una bimba uccisa in un incidente. «Era suo compito adottare le norme di sicurezza»

Federica Artina

Una vittima «piccola e ignara». Così si legge nella sentenza emessa ieri dalla Corte di Cassazione che ha condannato per omicidio colposo il padre di una bambina morta nel 1993 per i traumi riportati in un incidente stradale. Era proprio lui, un signore emiliano, alla guida dell’auto che subì un duplice tamponamento mentre viaggiava sulla corsia di sorpasso. Un incidente fatale per la piccola, che nell’impatto venne sbalzata fuori dall’abitacolo dell’automobile, riportando ferite gravissime che ne causarono la morte. Doveva essere proprio lui, il papà, a premurarsi di proteggere la figlia, adottando le misure di sicurezza necessarie e evitando di far viaggiare la figlia tra lui e la moglie, incastrata tra i due sedili anteriori.
L’articolo 172 del Codice della Strada parla chiaro: tutti i passeggeri al di sotto dei dodici anni e di altezza inferiore al metro e mezzo hanno l’obbligo di viaggiare protetti da dispositivi adeguati al loro peso e alla loro altezza. Il «seggiolino» è previsto anche per tutti i minori di peso inferiore ai 35 chili, mentre i bambini di età inferiore ai tre anni possono essere trasportati liberamente sui sedili posteriori purché accompagnati da un adulto di almeno sedici anni. Deroga concessa anche in caso di viaggio su un taxi o su un’auto presa a noleggio: anche in questo caso il bambino può viaggiare senza protezioni particolari, a condizione che stia sui sedili posteriori e sia accompagnato da un passeggero di età superiore ai sedici anni.
La Cassazione, però, non è nuova a questo tipo di sentenze. Già in passato erano stati emessi provvedimenti riguardo le responsabilità del conducente sul mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte dei passeggeri: nel 2000 la Terza Sezione Civile aveva condannato un ragazzo al pagamento di un milione e mezzo di euro di risarcimento alla sua fidanzata, che era finita in coma dopo un grave incidente. Le indagini avevano dimostrato che al momento dello schianto il giovane indossava le cinture di sicurezza, mentre la ragazza ne era sprovvista. Una mancanza imputata proprio al fidanzato-guidatore, su cui ricadde la responsabilità delle lesioni, nonostante si trattasse di un passeggero maggiorenne. «Il conducente di un veicolo è tenuto ad esigere che il passeggero indossi la cintura di sicurezza - si leggeva allora nella sentenza -, rifiutando di trasportare il passeggero in caso di renitenza».
Nel caso conclusosi ieri, invece, la sentenza ha confermato le responsabilità del padre della bambina morta e dell’autista di un altro mezzo coinvolto nello scontro mortale. I due erano già stati condannati all’epoca dei fatti, ma il reato penale era ormai caduto in prescrizione «anche per l’inerzia della pubblica accusa», come ammesso nella nota emessa dal Tribunale. E la Quarta Sezione Penale ha giudicato entrambi colpevoli di omicidio colposo.
Il Codice della Strada prevede una multa di 68,25 euro e la decurtazione di cinque punti dalla patente di chi guida senza cinture o trasporta passeggeri poco «inclini» all’utilizzo dei dispositivi di sicurezza. Se invece il «trasgressore» è un bambino e in auto è presente un genitore che ne detiene la patria potestà, la pena pecuniaria viene applicata all’adulto responsabile, e il punteggio del conducente resta intatto.