«Bimbi deportati in istituto il Comune deve intervenire»

Troppi bambini abbandonati o in situazioni di difficoltà finiscono negli istituti (1.706 nell’ultimo anno) vedendosi negato il diritto ad una famiglia e la colpa ricadrebbe sugli assistenti sociali «impreparati»: è l'allarme lanciato ieri, dalle pagine del Giornale, da Carmela Madaffari, nuova dirigente del Servizio sociale del Comune, che ha scelto di adottare misure drastiche, come quella di rimandare a «scuola» gli addetti ai lavori. Una tesi suffragata anche dai dati emersi da un recente convegno di Caritas e Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza): alla fine del 2005 gli affidi posti in essere nel Comune erano solo 218, a fronte di oltre 1.800 presenze nelle strutture residenziali o in quelle di pronto intervento.
«È vero, il problema esiste. Siamo di fronte ad un inadempimento della legge 149 del 2001 che prevede, in primis, che i minori siano affidati alle famiglie e solo quando questo non sia possibile alle comunità famiglia o agli istituti - dice Francesca Corso, assessore provinciale per i diritti dei bambini -. Però non possiamo scaricare la responsabilità sugli assistenti sociali che operano con i mezzi che hanno a disposizione».
Sono gli enti locali, secondo Corso, che dovrebbero investire risorse economiche e dare maggiore sostegno alle famiglie affidatarie: «L'assessorato ai Servizi sociali del Comune dovrebbe cogliere l'occasione per recuperare il ritardo accumulato». Ma non è questo l'unico aspetto della 149 rimasto lettera morta: «La legge prevedeva anche la trasformazione degli istituti in comunità familiari, ma in alcuni casi c'è stato solo un “travestimento” - continua la Corso -. È necessario fissare dei paletti chiari e sperimentare dei nuovi modelli organizzativi di tipo comunitario».
Un'analisi condivisa anche da Liviana Marelli, responsabile Lombarda per il settore minori del Cnca: «Il problema non è imputabile agli operatori sociali - dice Marelli -. Le famiglie affidatarie non si inventano, gli enti locali dovrebbero investire maggiormente nella promozione dell'affido». Il problema, inoltre, va affrontato a monte, vale a dire aiutando le famiglie in difficoltà: «Riconosco che a Milano si siano già fatti sforzi in questo senso ma ci vuole continuità negli interventi, le misure isolate non risolvono il problema». Per Marelli è sbagliato continuare a parlare di «istituti»: «Formalmente non esistono più dal primo gennaio scorso - dice la responsabile regionale del Cnca -. Certo è che non basta ridurre il numero di bambini ospitati per cambiare nome. Le comunità vere sono quelle dove esistono un progetto educativo individuale per il bambino, una genitorialità simbolica, legami forti con le diverse realtà presenti sul territorio». Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, non entra nel merito delle dichiarazioni della dirigente comunale Carmela Madaffari: «Non è nostra competenza né abbiamo gli strumenti per valutare se gli addetti del Comune siano stati obiettivi o meno nelle loro scelte - dice -. Una cosa è certa: è tutta la società civile, dalle scuole alle parrocchie, che deve farsi carico del problema e lavorare per rendere effettivi i diritti dei minori. Il tutto sotto la regia degli enti locali». L'assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli non ha voluto, almeno per ora, rilasciare alcuna dichiarazione sulla vicenda.