Bimbi disabili, il centro modello è pronto

Don Luigi Orione - il sacerdote piemontese nato nel 1872 - quando doveva decidere se costruire un nuovo ospedale o ricovero (anche a Genova) si ritirava in preghiera: i soldi non c'erano, ma lui dava il via all’opera, sperando nella Provvidenza. Così hanno fatto le persone che portano avanti l'Opera religiosa da lui fondata. E il risultato è un nuovo centro che si prenderà cura dei bambini con gravi disabilità. L'edificio è stato ultimato in tempo record e pochi giorni fa sono arrivati i soldi che lo trasformeranno nel centro riabilitativo più importante della Liguria. Dalla Fondazione Carige è arrivato un contributo di due milioni di euro, uno subito e l'altro nel 2008. «Mai avevamo investito tanto in un progetto - racconta Pierluigi Vinai, il vice presidente-. Questo nuovo centro è il paradigma di quello che vogliamo finanziare: una struttura che aiuterà centinaia di famiglie, dall’enorme valore sociale e accessibile a tutti».
L'inaugurazione è prevista per la primavera del 2008. «Stiamo chiedono le autorizzazioni al Comune, poi si passerà all'accreditamento presso Asl e Regione perché il sistema sanitario nazionale copra il maggior numero di prestazioni offerte» racconta Federico Astengo, coordinatore scientifico del Piccolo Cottolengo, l’ospedale che l’Opera don Orione ha costruito in via Cellini, a San Fruttuoso. Pochi metri più in là c’è il nuovo edificio. «Boggiano Pico» è stato scritto in blu sulla facciata bianca a grigia. «È il nome di un grande amico e collaboratore di don Orione» racconta don Gaetano Corona, presidente del Piccolo Cottolengo. E indicando la piccola cappella costruita all’ingresso, aggiunge: «Boggiano Pico era un savonese, lo chiamavano il “presidente delle pietre” e con le pietre abbiamo voluto sostenere l’altare».
Nei 18 ambulatori, psicologi, logopedisti ed esperti («assumeremo trenta persone, in modo stabile») assisteranno ogni giorno fino a 150 piccoli pazienti. «Bambini con gravi handicap, epilettici, che hanno subìto danni neurologici o reduci da interventi e che oggi per fare riabilitazione devono andare a Milano - racconta Astengo-. Abbiamo previsto una palestra e una sala conferenze per coinvolgere le famiglie. Sul tetto abbiamo anche uno spazio per farli giocare». Non c’è solo la cura. «Nel centro diurno insegneremo a 50 ragazzi un lavoro - aggiunge mostrando la «cucina didattica» arancione e quella che diventerà l’aula informatica - Ci saranno esperti che li aiuteranno a trovare impiego e continueranno a seguirli a distanza».