Bimbi al guinzaglio: così li costringevano a rubare in Centrale

Arrestati 19 rom. Decapitato il vertice del racket che rapiva minori in Romania e li teneva sui marciapiedi con la forza

Appena arrivato nella grande città l’orfano finisce nelle grinfie di un crudele sfruttatore, addestrato al furto e obbligato a rubare a suon di botte. Sembra la trama di Oliver Twist, romanzo inglese di Charles Dickens. Invece è realtà, con solo alcune varianti: siamo a Milano, e non a Londra, nel XXI, e non XIX secolo, e i protagonisti hanno nomi romeni. E non c’è il lieto fine, il nostro Oliver non troverà infatti l’anziano benefattore che lo adotta, né si scoprirà erede di un cospicuo patrimonio. Al massimo il cattivo, anzi i cattivi, di turno verrà punito: non con l’impiccagione, come tocca nel romanzo a Fagin, ma speriamo almeno con qualche anno di galera.
La versione milanese dell’Oliver Twist l’hanno raccontata ieri, novelli Dickens, Francesco Messina, capo della mobile, e Alessandra Simone, responsabile della sezione fasce deboli, che di «Fagin» ne hanno arrestati ben 19. Tutti rom del clan Costorari, una volta abili calderai, ora miserabili aguzzini che nelle telefonate intercettate si vantavano di tenere i ragazzini «a guinzaglio come i cani». Le manette sono scattate ieri all’alba alla cascina Baragiata di Pioltello, in provincia di Pavia e in Romania. Un paio sono stati rintracciati in carcere a Opera e al Cpt di via Corelli. Sei infine i latitanti.
La banda è ritenuta responsabile dello sfruttamento di almeno 34 minori, anche se al momento dell’irruzione nella cascina ne sono stati trovati solo 9, subito messi in comunità protette. I bambini, rigorosamente sotto i 14 anni, pertanto non punibili per la legge italiana, venivano reclutati in Romania tra i parenti degli stessi sfruttatori o comprati dai genitori. Ma anche raccattati dalla strada, orfani come Oliver. Tutti, via pullman, finivano a Pioltello dove venivano addestrati e sguinzagliati per le strade. A Milano ma anche a Venezia, Bologna, Ancona o Pescara, dove gli aguzzini avevano altre basi operative.
In città il loro territorio di caccia preferito era la stazione Centrale. Poi quest’estate la polizia ha iniziato a fotografare e seguire i piccoli arrivando infine alla cascina di Pioltello. Qui attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno scoperto i metodi di sfruttamento e controllo e individuato i 25 rom, metà dei quali donne. Una banda strutturata su tre livelli: i capi, i gregari addetti al controllo e quelli incaricati al recupero dei bimbi fermati dalla polizia, spacciandosi per parenti.
I metodi di controllo erano uguali a quelli di Fagin, minacce e botte se a fine giornata le piccole vittime non rientravano con soldi o merce per 800 euro. Gli sfruttatori spedivano una piccola cifra alla famiglia, nel caso i bambini ne avessero una, e lasciavano ai piccoli ladri 50 euro. Poi però li facevano ubriacare e giocare a dadi, riprendendosi tutti i quattrini. E quando li avevano finiti, prestavano loro soldi per continuare a scommettere, legandoli ancor più all’organizzazione.
I bambini restavano fino ai 14 anni e poi rispediti in Romania. Restavano solo i più scafati che diventavano capetti e istruttori delle nuove leve. Come la ragazzina di 15 anni arrestata giusto due giorni fa a Lotto dopo aver borseggiato una coppia: con lei c’erano due ragazzini di 13 e 14 anni.