Bimbi handicappati sull’auto per sviare la polizia dalla droga

(...) le indagini. La banda era particolarmente organizzata e spietata e per riuscire a fare arrivare la droga, hascisc ed eroina in particolare, da Milano al capoluogo ligure, non esitava a fare viaggiare lo stupefacente nelle auto con bambini disabili per evitare i controlli ai caselli. La droga, purissima, era poi smistata in città e tagliata direttamente nei garage del centro storico con paracetamolo e caffeina e quindi consegnata ai cavalli che si occupavano dello spaccio.
L’indagine, iniziata nel novembre 2009 dagli agenti del commissariato di via Balbi, agli ordini del vicequestore Evandro Clementucci, ha portato anche all’arresto di trenta spacciatori in flagranza di reato, di tre persone in fermo di polizia giudiziaria e di una denuncia a piede libero. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 12 chili di eroina, 130 di hashish e 100 grammi di cocaina. Ma sono emersi altri particolari che riguardano anche il capo della banda. Che si rivolgeva ad una maga per avere previsione sul buon esito delle operazioni di compravendita ma anche per scoprire eventuali talpe nell’organizzazione.
Così Ridha Guesmi, il tunisino al vertice del cartello di narcotraffico sgominata dagli agenti della squadra del commissariato Pré era anche superstizioso. Guesmi, soprannominato «il nano» per via della sua statura, chiamava sistematicamente al telefono, prima di organizzare le spedizioni, una veggente anche lei tunisina interrogandola su vari aspetti dell’operazione. È quanto emerge dalle oltre duemila conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti nell’ambito di questa maxi indagine. Il pm Panichi, ha spiegato che «l’operazione è costata molto in termine di uomini e risorse ma ha portato a sgominare un cartello molto articolato ed ha fatto entrare nelle casse dello stato 8 autovetture di grossa cilindrata (tra cui Bmw e Mercedes) di proprietà della banda e di confiscare più di settantamila euro».
L’operazione denominata «Svizzera Allegra» dal soprannome di Ben Salah Arbi le cui telefonate hanno dato la svolta all’indagine, ha visto finire in carcere nei mesi scorsi anche un agente di polizia penitenziaria Emanuele Di Giacomo, detto «Roma», accusato di aver introdotto nel carcere di Marassi droga e telefoni cellulari per i detenuti. Il procuratore aggiunto Vincenzo Scolastico e il questore Filippo Piritore si sono congratulati con gli agenti del commissariato Pre per questa «lunga e laboriosa ma fruttuosa indagine».