Bimbi islamici costretti al digiuno a scuola

Lo ha segnalato una maestra dell’Istituto Comprensivo Cadorna. E 10 alunni di via Quaranta tornano in Egitto

Avevano fame e vedevano i compagni mangiare, ma loro non potevano toccare cibo perché i genitori glielo avevano proibito. Una sorta di supplizio di Tantalo, una vera tortura per alcuni bambini di famiglie musulmane costretti a digiunare a scuola durante il mese di Ramadan: il tutto non è successo in Tunisia o in Egitto ma in una scuola milanese, l' Istituto Comprensivo Cadorna. L’assurda situazione è stata denunciata in un servizio trasmesso nel tg di Telelombardia.
La segnalazione era arrivata da una maestra che, durante il pranzo nella mensa scolastica, si era accorta di una decina di bambini che, seduti al tavolo assieme agli altri, non mangiavano. Subito era intervenuto il preside della scuola, immediatamente avvertito dell’insolita situazione. A fronte della reazione della scuola, l’emittente ha riferito che alcuni dei genitori dei bambini musulmani hanno detto che l'osservanza del Ramadan anche per i loro figli è utile perché «così imparano a capire il sacrificio». Si tratta, in realtà, di un'interpretazione restrittiva della legge islamica: l'obbligo del digiuno si applica, infatti, solo a partire dalla pubertà, cioè più o meno dai quattordici anni in su. Il 25% dei bambini che frequentano la scuola sono musulmani, ma l'episodio riguarderebbe soltanto sei famiglie. La scuola, secondo il servizio, dopo un incontro con i genitori, li ha invitati, tramite una circolare interna, a non lasciare i bambini a scuola durante le ore del pranzo. Così, alle 12:30 i genitori vanno a prenderli e li riportano a scuola due ore dopo.
Intanto una decina di bambini che frequentavano la scuola araba di via Quaranta sono in viaggio con le loro madri verso l'Egitto. Lo afferma il direttore dell'ex struttura didattica, Aly Sharif, secondo il quale tre madri con i figli sono già partite, mentre un'altra famiglia è prenotata su un volo per il Cairo. «Alcuni genitori non se la sentono più di aspettare dopo che da un mese i figli non vanno a scuola - ha detto Sharif - e i padri preferiscono separare la famiglia e rimanere da soli a Milano purché i bambini abbiano un'istruzione un giorno utilizzabile in Egitto». Al momento le famiglie di via Quaranta dichiarano di non voler riproporre la protesta delle scorse settimane, quando avevano tenuto lezioni in strada di fronte alla scuola chiusa, né di attuare la minacciata riapertura della struttura chiusa dal Comune.La questione più delicata rimane quella dei circa 170 allievi in età elementare, per i quali è sfumata l'ipotesi che possano frequentare lezioni bilingue organizzate per un anno nelle aule della Fondazione Mantegazza da un'associazione che da tempo collabora con via Quaranta. Contatti sono in corso tra il prefetto Bruno Ferrante, e il console egiziano a Milano. Presto potrebbe venir coinvolto anche il direttore dell' Ufficio scolastico regionale, Giacomo Dutto.
La strada potrebbe essere quella di una qualche certificazione da parte dell'Egitto per una struttura didattica che possa svolgere un ruolo di «ponte» in attesa che venga analizzata la richiesta di parificazione avanzata nei mesi scorsi dalla scuola di via Quaranta.
Nel frattempo i ragazzi delle medie che andavano in via Quaranta hanno iniziato brevi lezioni di gruppo in casa con professori di lingua araba.