Bimbi di Rignano, due inchieste sul video del Tg5

da Roma

Violata la privacy dei minori e compromessa la segretezza dell’istruttoria. Piovono pietre sul Tg5 e soprattutto sul suo direttore fresco di nomina, Clemente Mimun, dopo la messa in onda delle immagini che mostravano i colloqui tra gli psicologi e i bambini di Rignano Flaminio, presunte vittime di abusi.
Una vicenda che aveva già suscitato scalpore. Prima per la denuncia da parte dei genitori e gli arresti. Poi per la liberazione dei presunti pedofili, maestre e operatori scolastici dell’asilo frequentato dai bimbi. Ora tocca al Tg5 finito sotto il tiro incrociato della Procura di Tivoli, del Garante per la privacy e di quello per le Comunicazioni. La Procura ha disposto il sequestro del filmato con le immagini delle perizie sui bambini di Rignano trasmesso dal Tg5 l’altra sera, ipotizzando il reato di «pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale». Il direttore responsabile Mimun rischia, soltanto in teoria, l’arresto fino a trenta giorni. Ma non basta. Interviene pure il Garante della privacy che vieta a Mediaset «la diffusione dei dati personali concernenti i bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano che potrebbero aver subito abusi sessuali», ovvero dei filmati già andati in onda. In sostanza il Garante respinge la tesi di difesa di Mimun e del suo cdr che sostengono di aver rispettato la privacy dei bambini non riconoscibili. «I bambini ripresi nel filmato della perizia - scrive il Garante - risultano identificabili a causa di riprese chiare e ravvicinate anche tenuto conto del ristretto contesto sociale nel quale vivono».
E infine interviene pure l’Authority delle comunicazioni che ha aperto un’istruttoria sul caso. Si vuole verificare «la possibile violazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori e delle norme del Testo unico della radiotelevisione» che impongono il rispetto dei minori.
Tutto questo però non basta ai genitori dei bambini che chiedono a gran voce le dimissioni di Mimun e pure quelle dei Garanti della Privacy e delle Comunicazioni che si sarebbero mossi troppo tardi. Simone Rocchini, presidente dell’associazione genitori di Rignano Flaminio (Agerif) punta il dito contro lo stato italiano e il governo che «non hanno mai fatto nulla per i bambini di Rignano e si sono mossi solo per difendere delle maestre accusate di un crimine. Ma adesso basta: chiediamo le dimissioni sia di Mimun sia del garante dell’Informazione e di quello della Privacy».
Gli avvocati Antonio Cardamone e Franco Merlino, difensori di parte civile delle famiglie dei bimbi, annunciano che sporgeranno denuncia alla Procura di Roma «per eventuali aspetti della violazione della Carta di Treviso e ciò a tutela dei bambini» oltre a chiedere l’accertamento «anche di altri profili penali in particolare per una violazione del segreto istruttorio».
Punta ad abbassare i toni della vicenda il ministro della Giustizia, Clemente Mastella: «Non condivido la trasmissione del filmato ma chiedere la testa di Mimun mi sembra una sciocchezza», dice il Guardasigilli. Duro invece Paolo Ferrero della Solidarietà sociale: «Grave un sensazionalismo che calpesta i diritti dei bimbi».
Non ha dubbi il sostituto procuratore del Tribunale dei minori di Roma, Simonetta Matone: quelle immagini non andavano trasmesse.