«Bimbi in ritardo sui programmi»

Gianandrea Zagato

Giuseppe Fioroni dà il via libera alla scuola araba di via Ventura: «ok» che, in soldoni, significa dire sì al ghetto. Valutazione della politica milanese, che nella decisione del ministro della Pubblica istruzione legge il disinteresse a occuparsi di un problema fondamentale: quello dell’integrazione dei bambini che frequentano la struttura di via Ventura nata sulle ceneri della scuola illegale di via Quaranta.
«Problema centrale» osserva il vicesindaco Riccardo De Corato: «Non si è valutato attentamente se si possa ancora garantire a quei bambini un regolare percorso di studio, avendo un mese di ritardo sull’apertura delle scuole italiane. Disattenzione nei confronti dei bambini che, quindi, potrebbero ritrovarsi non al passo con i programmi». Situazione messa a rischio dal comportamento sconcertante dei promotori della scuola, di quella scelta politica e non didattica di forzare la mano e aprire la struttura con un blitz e neppure uno straccio di autorizzazione.
E mentre Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale lombarda di Forza Italia, si dice «stupita e preoccupata della velocità con la quale il ministro Fioroni ha concesso il via libera alla scuola, poiché la verifica degli insegnanti e dei programmi richiede tempo e attenzione», l’Italia dei Valori definisce «scorciatoia» l’iniziativa del ministro: «Legittima l’arroganza di chi cerca l’apartheid volontario per sé e per i propri figli». «Scorciatoia» continua il capo della segreteria politica Stefano Pedica perché «non facilita l’essenziale e delicato processo di integrazione degli immigrati di seconda generazione, che deve obbligatoriamente passare per la scuola pubblica, unica in grado di garantire il pluralismo necessario a questo fine».
Parole chiare e inequivocabili che arrivano da un pezzo di centrosinistra sconcertato da una «regolarizzazione che rischia di apparire come un cedimento, un regalo a chi professa l’autoghettizzazione consapevole - aggiunge Pedica - e sospetta degli islamici». Tesi che Roberto Alboni, capogruppo regionale di An, completa con una domandina retorica: «Cosa faranno quei ragazzi quando saranno diventati degli adulti italiani? Avendo studiato secondo la cultura egiziana saranno ghettizzati e finiranno isolati dai loro coetanei. E tutto ricadrà, to’, sulle spalle di Milano».