Bimbi schiavizzati per rubare: 7 rom in manette

Piccoli schiavi, in tutto e per tutto. Sottoposti a violenze di ogni tipo (fortunatamente non sessuali), segregati per giorni in abitazioni e roulotte senza bere né mangiare, obbligati a rubacchiare in giro, a pulire ciò che gli adulti sporcavano e imbrattavano senza rispetto né ritegno sotto l’effetto degli stupefacenti. Non sorprende che gli investigatori della squadra mobile non vogliano parlare in maniera più dettagliata delle tremende sopraffazioni alle quali erano sottoposti Paolo e Giulia (i nomi sono di fantasia, ndr), due fratelli di 13 e 10 anni che adesso si trovano in una comunità protetta e segretissima. L’unico luogo dove, forse, potranno finalmente riunirsi alla loro mamma, una donna che non potevano nemmeno nominare in presenza dei loro aguzzini, un clan di rom di origine marocchina, ma tutti nati in Italia, tra i quali c’è anche il loro padre naturale. Zingari finiti dietro le sbarre dopo che i poliziotti della sezione minori e dell’anticrimine, in seguito a una lunga indagine durata quasi tre anni, li hanno arrestati nei giorni scorsi. «Gente senza scrupoli per cui i figli non sono diversi dagli animali», non esitano a dichiarare gli investigatori che per spingersi ad affermazioni simili devono essere a conoscenza di particolari davvero molto scabrosi.
Luca e Silvana Abdullah, rispettivamente di 32 e 33 anni, quando sono stati colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Milano che li accusa di riduzione in schiavitù, maltrattamenti nei confronti dei due bambini, ma anche di spaccio di droga e furto, si trovavano già in carcere, il primo a Pavia e la seconda a Vigevano. In manette, con le medesime accuse, sono finiti altre tre donne e due uomini: Simona Bombaker, 27enne (il padre, Sliman, 73 anni, è invece ancora ricercato), Samira Abdullah, 39 anni, Franca Kader e Mario Salimar, rispettivamente di 54 e 49 anni.
Erano loro a tenere Paolo e Giulia prigionieri, a costringerli a servirli nei modi più abbietti, a chiuderli dentro gli armadi se per casa c’era qualche estraneo e a picchiarli se solo li sentivano parlare della madre. Quest’ultima è una donna marocchina che 15 anni fa era stata rapita dal clan in Marocco e tenuta prigioniera in un appartamento di Ceriano Laghetto (Milano) fino a quando gli investigatori della squadra mobile, lo scorso maggio, non l’hanno liberata: Paolo e Giulia sono figli suoi e di uno degli arrestati, all’epoca tra i rapitori della marocchina.