Bimbo di 12 giorni muore in ospedale. È giallo

Como, il piccino era stato portato dai genitori al Sant’Anna per una
visita di controllo quando gli infermieri si sono accorti che non stava
bene. Stando ai risultati dell’autopsia non soffriva di malformazioni
congenite. Cinque medici indagati

da Como

Dodici giorni di vita, poi una morte che non ha ancora un perché. Sembrava una di quelle gravidanze in cui fila tutto liscio per la mamma e il bimbo che porta in grembo. Poi un parto tranquillo. Ethan Bonmalhab, papà libanese, mamma comasca, viene alla luce il 10 giugno all’ospedale Sant’Anna di Como. Fiocco azzurro fuori dalla porta della stanza, lacrime di gioia, visite dei parenti, nessuna brutta notizia.
«Tutto a posto - dicono i medici -. Il bambino sta bene». Dopo tre giorni la mamma può tornare a casa, a Guanzate, nella Bassa comasca, con il suo piccolino. In mano un foglio per l’appuntamento di controllo dopo una settimana. Routine. «Succede con tutti i neonati - spiega il direttore sanitario Laura Chiappa -. Si fissa una visita una settimana dopo il parto».
Ethan è un nome ebraico, vuol dire forte, potente e resistente. Eppure quando il bimbo viene portato al Sant’Anna per la visita di controllo gli infermieri intravedono che qualcosa nel piccolo non va.
Il neonato non è cresciuto, respira male, si muove poco. Non è vispo. Mangia a fatica. Questa volta non viene rimandato a casa, ma ricoverato nelle culle della patologia neonatale. Anche con tutti i medici e gli infermieri intorno a prendersi cura di lui, le ali di Ethan si spezzano. In un giorno e mezzo le sue condizioni di salute precipitano. Il battito diventa sempre più debole. Il cuore si ferma. Il bambino muore. I genitori non capiscono. Non sanno cos’è successo, se qualcuno ha sbagliato, se il bambino aveva una malformazione non diagnosticata. Solo questo vogliono. Sapere, capire, perché un neonato che sembrava sano se ne sia andato dopo dodici giorni soltanto. Vanno in Procura e presentano un esposto. E partono gli avvisi di garanzia, come vuole la prassi, inviati dal pubblico ministero Mariano Fadda, titolare dell'inchiesta. Cinque i medici indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. «Abbiamo fiducia nei nostri medici - li difende la dottoressa Chiappa -. Siamo sicuri che tutto sia stato fatto secondo i canoni perché sappiamo come lavorano. Visto che però è stata aperta un’inchiesta aspettiamo di sapere gli esiti delle indagini».
Il sospetto prima dell’autopsia era che Ethan potesse avere una malformazione cardiaca non diagnosticata. Era un’ipotesi, subito scartata. Dall’autopsia effettuata dal medico legale Giancarlo Butti, infatti, non è emerso niente. Non un cuore ballerino, non altri organi compromessi. Dal punto di vista fisico il neonato stava bene.
Saranno necessarie altre indagini per scoprire, come si sospetta ora, se soffrisse di una sindrome metabolica, un disturbo che impedisce di assimilare e crescere nella maniera dovuta. Se così fosse, il problema non sarebbe stato evidente nei primi giorni passati a casa ma si sarebbe manifestato una volta arrivati in ospedale. Il bimbo perdeva peso anziché acquistarne e appariva poco reattivo.
«Io credo che i nostri medici non abbiano colpe - ribadisce la dottoressa Chiappa -. Resta da chiarire il perché della morte, ma purtroppo a volte succede». Ieri si sono svolti i funerali del piccino. Il parroco don Mauro Colombo ha confortato i genitori e i nonni straziati davanti al piccolo feretro bianco. Ma nella chiesa è rimasta in sospeso una domanda. La più atroce: «Perché?».