Bimbo di 18 mesi abbandonato in casa salvato dalla polizia

I genitori, entrambi tossicodipendenti, erano usciti dopo una lite. Il piccolo ha pianto per ore finché i vicini non hanno chiamato il 113

Alessia Marani

Abbandonato in casa dai genitori, disperato, in lacrime, col solo pannolino addosso e un po’ infreddolito. Era nel lettino nella camera da letto del papà, P.B., di 25 anni, e della mamma, M.Y., di 24, entrambi tossicodipendenti, usciti dall’appartamento di via della Bufalotta, alla periferia Nord Est della Capitale, almeno tre ore prima. I vicini l’avevano sentito piangere per tutta la serata di martedì: «Un lamento ininterrotto - dicono - struggente. Abbiamo provato a bussare, ma in casa non rispondeva nessuno. Alla fine, intorno alle 11, abbiamo chiamato il 113». Sul posto piomba la volante «Fidene 1» del commissariato locale, poi arrivano anche gli uomini della giudiziaria di via Enriquez. Non credono ai loro occhi il viceispettore Cutolo, l’assistente scelto Colameo e l’agente scelto Roscetti, quando si ritrovano davanti il pargoletto di appena 18 mesi, intimorito e con gli occhi gonfi per il pianto. «Per aprire la porta chiusa dall’esterno - spiega il vicequestore Vincenzo Spinosi - i miei uomini hanno dovuto prima rintracciare il padre, accorso con le chiavi. La mamma, che era tornata nella casa paterna al Trionfale dopo una lite col convivente è arrivata più tardi, con comodo». Nell’appartamentino dello stabile a cinque piani, lo scenario è desolante: disordine e sporcizia dappertutto. Mentre i poliziotti affidano il piccolo alle cure dei sanitari del 118, perquisiscono l’abitazione e l’auto dei genitori. Nel salotto e in cucina ci sono siringhe, bilancino, cellophane e sostanze da taglio, tutto l’occorrente, dunque, per confezionare stupefacenti. In casa spuntano fuori due dosi, in auto una, per 3 grammi di eroina. La coppia, del resto, ha precedenti ed è conosciuta alle forze dell’ordine per l’assunzione di droga. Una spirale in cui entrambi i ragazzi sono piombati da anni. Non a caso nel sangue del loro bambino i medici dell’ospedale «Sandro Pertini» dove il piccolo si trova in osservazione dall’altra sera, hanno riscontrato tracce di oppiacei. I nonni hanno spiegato: «È nato così, con quel veleno nel sangue».
P.B. e M.Y. sono stati accusati di abbandono di minore e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. L’uomo è in carcere, nei confronti della donna è stato disposto l’obbligo della firma. Per i parenti, il Tribunale dei Minori, ha stabilito il divieto assoluto di avvicinarsi al bambino. «Appena uscirà dall’ospedale - afferma Raffaella Milano, l’assessore capitolino alle Politiche Sociali - quello sfortunato angioletto sarà affidato a una casa famiglia in attesa che la magistratura competente prenda i provvedimenti del caso». Intanto, sono stati disposti ulteriori accertamenti sanitari sul piccolo.