Bimbo di 5 anni vede papà sparire nel torrente

Sarà un uomo. E avrà paura di un tombino. Piangerà davanti a una pozzanghera. Tremerà chiuso in casa nelle notti di pioggia. O forse sarà un uomo forte, coraggioso, generoso, e riuscirà a piangere di nascosto, dentro di sé, ogni volta che un temporale gli ricorderà l’ultimo sguardo di papà. Matias ha cinque anni, ma non ha più un papà. Lo ha visto sparire un attimo dopo aver sentito la sua mano che lo accarezzava per rincuorarlo, per spiegargli che non bisogna aver paura del vento e della pioggia, del buio e del freddo. Papà lo ha tranquillizzato ed è sceso dalla macchina bloccata davanti a un torrentello in piena: «Vado a vedere come possiamo passare».
Marian Bobolin, romeno di 34 anni, ormai ligure di Santo Stefano al Mare, non ha commesso un’imprudenza. Di ritorno da una serata a casa di amici aveva il figlioletto in macchina, rannicchiato sul sedile della Renault Twingo che tante volte aveva già percorso quella stradina interpoderale mezza asfaltata e mezza infangata che conduceva a casa loro. Ogni volta c’era da passare al di là del Santa Caterina, un rigagnolo che definirlo torrente sembra un’eresia. Un corso d’acqua che però martedì sera, verso le 23, si sentiva il Rio delle Amazzoni in piena. Marian era sceso dall’auto per vedere com’era la situazione, pronto a cambiare strada se necessario. Mai però avrebbe potuto immaginare che un tombino che si era lasciato alle spalle sarebbe esploso proprio in quel momento. Un altro «fiume», quello che non c’era mai stato, si è formato improvviso, ha trascinato via tutto, anche il trentaquattrenne romeno, tra le acque del Santa Caterina.
«Ho visto il torrente inghiottire mio papà», ha ripetuto per tutta la notte e per tutto il giorno ieri, davanti agli uomini della capitaneria di porto e dei carabinieri, il bimbo che se ne stava rannicchiato in macchina. E che davanti al papà sparito come in un film del terrore ha trovato la forza di vincere tutte le sue paure, ha trovato la lucidità per non buttarsi verso di lui rischiando di fare la stessa fine, ma è uscito dall’auto, ha ripercorso la strada all’indietro, sotto la pioggia e al buio, per correre a dare l’allarme agli amici che avevano da poco salutato.
Sono scattate le ricerche. Subito, nella notte. Sono continuate ieri per tutto il giorno. E sono stati altri momenti di orrore. Prima è stata ritrovata una scarpa di Marian, poi il suo giaccone di pelle che indossava martedì sera. Accessori. Dettagli. Piccoli frammenti del puzzle di una tragedia al quale manca ancora il pezzo più importante per dirsi ufficialmente conclusa. Il corpo del romeno non si trova.
Quel pezzo che a Matias forse neppure interessa. Perché lui si tiene stretta l’ultima carezza, l’ultimo sguardo di papà. Ha già imparato a vincere la paura del buio, della pioggia, del torrente. A vincerla, non a non averla. L’unica cosa che non avrà mai più sarà il suo papà.