Il bimbo claudicante che volle per amico un cagnolino zoppo

Il negoziante di frutta e verdura quella mattina appese un cartello diverso dai soliti che riguardavano gli sconti sulle prugne della California o gli ananas dell'Honduras. Scritto con lo stesso pennarello rosso che invitava le massaie del paese ad acquistare verdure di stagione o frutta proveniente dall'altro capo del mondo, guardò soddisfatto il suo lavoretto extra, convinto che di lì a poco qualcuno si sarebbe fatto vivo. Sulla vetrina, accanto a susine e carciofi, ora c'era un'offerta in grado di calamitare soprattutto i ragazzini. Una calamita potente, come poche altre. La scritta «Cuccioli in vendita» spiccava ben in vista sul cristallo del negozio. Il signor Jeffrey aveva deciso di tenerli, anche se non erano di razza. Un cane era riuscito a entrare di notte nel serraglio dove la femmina del fruttivendolo era confinata, essendo in calore. Come avesse fatto non era chiaro, ma, visto il risultato dopo due mesi, quel che era successo non poteva essere messo in dubbio. Doveva essere un bel cane, perché ne erano nati cinque cuccioli che assomigliavano molto al Labrador e Jeffrey, pur facendo tutt'altro mestiere, era sempre vissuto in mezzo ai cani e se ne intendeva. Quei cuccioli gli avrebbero fatto guadagnare un bel gruzzolo extra.
Non passò un'ora che la calamita mostrò tutto il suo potere magnetico. Il ragazzino stava a debita distanza dalla vetrina, ma continuava a guardare, come ammaliato, il cartello che annunciava la vendita dei cuccioli. Doveva avere una decina d'anni, gli occhi vivaci, i capelli rossi e le efelidi sul volto tradivano una chiara origine irlandese. D'altronde, pensava Jeffrey, l'America aveva solide radici in quella nazione. Jeffrey mosse qualche passo verso la vetrina, facendo finta di volerne pulire il vetro e stava per apostrofare il ragazzino, quando questi lo anticipò andando al sodo.
«Quanto costano i cuccioli»? La voce era stranamente grave per uno della sua età. «Fra il 30 i 50 dollari, ma diciamo che li do a chi mi paga di più a partire dai 30» rispose sorridendo Jeffrey. Il ragazzino tolse dalla tasca alcune monete il cui ammontare era 2,37 dollari. Guardò il fruttivendolo cui era scomparso il sorriso e gli chiese «Posso vederli?». Il sorriso tornò sulla bocca del negoziante che, con un fischio, chiamò i cuccioli che dormicchiavano sul retro del negozio. Uno era rimasto indietro.
Il ragazzino, adocchiato il ritardatario, chiese a Jeffrey se aveva qualcosa che non andava e il negoziante gli rispose che il veterinario, dopo la visita, aveva detto che il cucciolo soffriva di una grava menomazione all'anca e avrebbe sempre zoppicato, a meno di non sottoporlo a costosi interventi. Il viso del ragazzino s'illuminò di gioia. «È il cucciolo per me. Voglio comprarlo».
«Puoi averlo gratis» gli rispose il negoziante «se proprio lo vuoi te lo regalo».
Apparentemente turbato il ragazzino lo guardò dritto negli occhi e puntandogli contro il dito replicò: «Non lo voglio in regalo. Questo cagnolino vale tanto quanto gli altri cuccioli e pagherò il prezzo per intero. Ora le darò quel che ho, ma ogni mese le porterò 50 cent fino al saldo del prezzo pieno che chiede per gli altri».
«Guarda che non sarà mai in grado di correre» insistette Jeffrey «né giocare come i suoi fratellini». Quando il ragazzino sollevò un pantalone, il negoziante rimase allibito e ogni cenno di sorriso scomparve dalla sua bocca. La gamba rovinata era sostenuta da un tutore metallico. La voce del ragazzino si fece meno grave e più dolce. «Sa, anch'io non riesco a correre bene, per cui credo che il cucciolo abbia bisogno di qualcuno che lo comprenda».
PS: Mi ha inviato questa storia un collega americano, dicendomi che è comparsa su una piccola testata di un paesino in Colorado. Ignoro se sia tutta vera e non ci giurerei sopra, ma per me è lo stesso, perché mi ha fatto riflettere su quanta comprensione e quanto affetto meriti chi la natura ha trattato meno generosamente di noi.