Bimbo fa arrestare il papà violento

0rmai, Luca Borzani - con il suo fisico, la sua faccia, i suoi baffi, le sue rughe da generale occhi turchini e giacca uguale - ogni giorno sforna bollettini trionfali. E fa bene. Palazzo Ducale non è mai stato così frequentato, da quando ha riaperto, come in questi giorni. Le cifre sull’affluenza alla mostra di Fabrizio De Andrè (che, in qualche modo ha rivitalizzato anche quella su Lucio Fontana, adottata nei giorni scorsi anche dall’Osservatore romano che ne ha fatto una recensione entusiastica) sono forse la notizia più bella dell’anno per Genova. E non parlo solo dei primi giorni del 2009, ma anche di tutto il 2008.
Sono cifre che - oltre a testimoniare sulla positività del lavoro della Fondazione per la Cultura e di Luca Borzani, che per la prima volta ha tentato un discorso non ideologico, ma alto, dialogando con tutti, a partire dal Giornale e dai suoi lettori, di cui ha riconosciuto il ruolo importantissimo, a differenza di alcuni (sempre più pochi) nel centrodestra - riconciliano con una legge di mercato. E lo scrivo provocatoriamente, perchè so benissimo che il mercato non è certo il metro per giudicare nè una mostra, nè tantomeno la cultura.
Però credo che a un’offerta alta corrisponda una risposta alta. E credo che, stavolta, sia successo esattamente questo: la risposta così entusiastica di genovesi e turisti è strettamente legata alla qualità della mostra di Palazzo Ducale. Al suo allestimento tanto particolare quanto riuscito. Alla forza avvolgente del buio dei sotterranei del Ducale in cui risaltano ancor di più le immagini e le parole di Faber.