Bin Laden, il Pakistan condanna gli Stati Uniti: "I vostri raid hanno violato la nostra sovranità"

Dopo dieci ore di dibattito a porte chiuse il parlamento del Pakistan, riunito in seduta comune, ha condannato duramente "l'azione unilaterale americana" che ha portato all'uccisione del leader di al Qaida. Islamabad chiede la revisione dei rapporti bilaterali con Washington

Islamabad - Dura presa di posizione del Pakistan contro gli Stati Uniti. Al termine di oltre dieci ore di acceso dibattito a porte chiuse, le due camere del parlamento pachistano riunite in seduta comune hanno condannato duramente "l’azione unilaterale americana" con cui il 2 maggio scorso ad Abbottabad è stato rintracciato e ucciso Osama bin Laden, che secondo il testo della mozione ufficiale approvata dall’aula "costituisce una violazione della sovranità del Pakistan".

Nella stessa risoluzione si ingiunge all’esecutivo di "nominare una commissione d’inchiesta indipendente sull’operazione di Abbottabad, stabilire le relative responsabilità, e suggerire le misure necessarie onde evitare il ripetersi di simili incidenti". Si intima anche la cessazione degli attacchi Usa con i "drones", gli aerei telecomadnati e privi di equipaggio, nelle aree tribali al confine afghano. Infine si sollecita una più generale revisione dei rapporti bilaterali con Washington e, qualora le richieste non fossero rispettate, si reclamano dal governo la valutazione e l’adozione dei "passi necessari", tra cui "il ritiro delle agevolazioni di transito concesse alla Nato" per assicurarne i rifornimenti in Afghanistan: il tutto allo scopo di "salvaguardare gli interessi nazionali".

Alla seduta hanno partecipato anche il generale Ahmad Shuja Pasha, numero uno dell’Isi, i controversi servizi segreti di Islamabad; e il pari grado Ashfaq Kayani, capo di stato maggiore dell’Esercito. I due hanno ragguagliato i parlamentari sulla vicenda, e Pasha in particolare ha ammesso un "vuoto di intelligence", che ha consentito alle forze speciali statunitensi di agire all’insaputa delle autorità locali. Ha anche puntualizzato di non avere alcuna intenzione di "menare il can par l’aia», qualora gli interlocutori lo avessero bollato come responsabile, e di essere pertanto «pronto a dimettersi". Dal canto suo il generale Khalid Shameem Wynne, comandante dello stato maggiore interforze, in segno di protesta ha nel frattempo annullato una visita di cinque giorni negli Stati Uniti, che sarebbe dovuta iniziare il prossimo 22 maggio.