BINARICIUTI

Istruzioni per l’uso, dedicate soprattutto a chi pensa che questo Giornale sia un covo di pericolosi comunisti. In questo articolo si fa l’elogio di due comunisti. E non intendo due diessini riformisti, ma proprio di due comunisti comunisti. Gente eletta nelle liste di Rifondazione comunista - cioè quanto di più lontano ci sia dalle mie idee - e proveniente dalle liste di quel partitino tutto ligure che si chiama «Unione a sinistra» e fa riferimento a livello locale al presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti e a livello nazionale a Pietro Folena, l’«indossatore» di cossighiana memoria.
L’elogio di Renata Briano - assessore provinciale, anzi «assessora provinciale» secondo il terribile linguaggio delle carte ufficiali della Provincia, «al patrimonio naturalistico, caccia e pesca» - è tutto tecnico, perchè è da due mandati che riesce a gestire l’ambiente, venendo da sinistra, con estrema competenza, dovuta anche alla sua formazione culturale nel settore, e senza isterismi ambientalisti. Soprattutto, Renata - con quel suo aspetto a metà fra una Lucia manzoniana nell’iconografia di Gustave Dorè e Heidi - sa ascoltare consigli e entra nei problemi. Insomma, quello che deve fare un assessore. O «assessora» che sia.
Per quanto riguarda Nicolò Scialfa, vicepresidente del consiglio comunale, invece l’elogio è proprio politico. Perchè mi sembra il prototipo dell’amministratore intelligente, di chi mette il problema davanti al colore della maglietta di chi lo pone.
Scialfa, preside dell’Istituto Vittorio Emanuele-Ruffini, è una sorta di Bud Spencer. Occhiale anni Settanta, barbone nero, fisico massiccio, non certo longilineo. E, come il protagonista di tanti film, prende a pugni tutto ciò che non va. Tanti luoghi comuni e tanti luogocomunismi. Sentite un po’ cosa ha detto sabato scorso in un dibattito sulla sicurezza organizzato dal gruppo consiliare di Alleanza Nazionale in Comune. Lui, «comunista».
Cito a memoria. Prima cosa: «Finalmente, la sinistra ha capito che quello della sicurezza è un problema reale, che aveva colpevolmente trascurato». Seconda cosa: «Per trovare soluzioni, non c’è destra e non c’è sinistra. Occorre risolvere i problemi, non perdersi in dispute ideologiche». Terza cosa: «Io, che ero iscritto fin da giovane al Pci, quando Enrico Berlinguer pose la questione morale, capii subito che c’era qualcosa di sbagliato. Quando uno si crede migliore degli altri, quasi antropologicamente, è chiaro che qualcosa non funziona». Quarta cosa: «Credo nei valori della Resistenza, ci sono cresciuto, ma mi pare incredibile che, quarant’anni dopo, destra e sinistra si dividano su questioni concrete a partire dalle divisioni di allora».
Sarà pure un «comunista». Ma le idee di Scialfa sono le mie idee. Che io sia Terence Hill?