IL BINARIO GIUSTO

Il governo ha deciso di andare avanti con la Tav. Si va avanti con i lavori del treno ad alta velocità contro il quale da settimane si sono scagliati vari comitati a Venaus, in Val di Susa. Un piglio deciso che non ci fu in occasione delle proteste a Scanzano in Campania che tutti ricorderete bene. Quando ci sono di mezzo opere che sono per il bene di tutti ci vuole che chi più di tutti è responsabile politicamente decida. Nonostante tutto.
Si è mosso anche il presidente della Repubblica dicendo che non si può isolare l’Italia. Ricordiamo che la linea è quella Lione-Torino e un tunnel di 53,1 chilometri collegherebbe Venaus appunto a St. Jean de Maurienne in Francia per poi proseguire fino a Lione. Questa tratta fa parte a sua volta del cosiddetto Corridoio 5 che attraversa l’Europa da Lisbona fino all’Est europeo. Sull’importanza dell’opera non c’è da dire gran che. Chi non la capisce o non capisce proprio in generale o non la vuol capire.
Dall’Unione, dal centrosinistra, tanti distinguo. Da Prodi il silenzio: dice che ci sta pensando, che deve valutare. Forse quando osservava la Tav da Bruxelles, vedendola sopra la vedeva diversa da ora, che la vede da sotto, da Bologna o da Roma, e il cambio di prospettiva gli ha fatto cambiare idee. Non vorremmo che si dovesse essere messo gli occhiali del Fausto Bertinotti che, come sull’ipotesi di ritiro graduale dell’esercito italiano dall’Irak, ha detto un altro e bello deciso niet. «Si fermino i lavori per trattare e Ciampi smetta di fare pressioni», ha detto il segretario del Partito di rifondazione comunista e ha anche aggiunto che in casi come questi ci vuole il sì dei soggetti interessati. Che, evidentemente, non sono i Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato nazionale e i duemila comitati che sono stati fatti durante i lunghi (troppo lunghi) anni che hanno preceduto l’avvio dei lavori. Ci fosse uno che gli è andato contro. Distinguo e silenzio. Niente di più. Siamo sotto elezioni e vengono buoni anche i voti degli abitanti di Venaus.
Non potrebbe l’Unione adoperarsi perché accada ciò che sarebbe l’ovviamente giusto? E cioè il contrario di quanto chiede Fausto Bertinotti? Cioè: adoperarsi per fermare la protesta perché proseguano i lavori? Lo chiediamo all’Unione perché le sigle dei movimenti a parte quelli locali, che sono figurate lì in queste settimane, certamente non sono riconducibili al centrodestra. Lasciamo perdere i programmi elettorali per un attimo. Si offre - in questo caso - un’occasione ottima per l’Unione al fine di dimostrare che tipo di unità e consistenza ha sulle grandi scelte strategiche (le infrastrutture sono certamente fra queste), con che tipo di comunione di intenti politici si presenta agli elettori.
Come abbiamo detto altre volte, non è ragionevole pensare di poter dire agli italiani la seguente favola: ora siamo in campagna elettorale e dobbiamo vincere, poi, una volta eletti, l’unione sulle scelte sarà più facile perché subentrerà la responsabilità propria del governo. Non ci deve credere nessuno perché la prova che questo non è assolutamente vero fu data ampiamente durante i lunghi anni del governo ulivista terminato nel 2001. E allora, siccome non avverrà sicuramente nulla, siccome l’Unione lascerà scorrere le cose in una melassa elettorale tanto noiosa quanto pericolosa, almeno sia usato dal centrodestra in campagna elettorale. Si ricordi alla gente e si spieghi l’importanza di questa opera e si spieghi anche l’assurdità che in Italia, nel 2005, dopo anni di studi e di ricerca, si blocchino i lavori per la costruzione di un tunnel di una ferrovia che va da una parte all’altra dell’Europa. E si proibisca a chi non difende quest’opera di parlare della competitività del Paese per i prossimi cento anni. Perché sarebbe una bestemmia.