«Bindi e Turco, sull’aborto proposte fasciste»

Ancora polemiche sulla Commissione per l’applicazione della legge 194

Luca Telese

da Roma

Bastava leggere Liberazione, ieri, per capire che l’Unione in queste ore rischia di deflagrare sul tema delicatissimo dell’aborto, su cui le polemiche sono state riparte da due novità: l’emendamento presentato alla Camera da Margherita e Ds (già passato alle cronache come l’antiaborto) e l’indagine conoscitiva sulla legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza (la famosa 194) chiesta dalla maggioranza a Montecitorio.
Bastava leggere Liberazione, ieri, per rendersi conto che Rifondazione e la sinistra della coalizione, sulla prima proposta sono pronte alle barricate pur di opporsi al sussidio diretto «per le donne che rifiutano di abortire». È un piano che secondo il quotidiano comunista «si richiama alle politiche fasciste» quello che le donne di Ds e Margherita - con in testa Rosy Bindi e Liva Turco - vorrebbero far approvare, corrispondendo un salario di 240 euro, a partire dal sesto mese, per tutte coloro (ovviamente donne in attesa di maternità) che hanno un reddito inferiore familiare a 40mila euro o sono disoccupate; un salario che salirebbe a 340 euro a partire dal sesto mese di gravidanza. Secondo Liberazione si tratta di un’«elemosina», una mancia voluta dalla Bindi e la Turco, «arruolate nel partito di Ruini». Persino un moderato come Enrico Boselli, ieri, avanzava i suoi dubbi: «Le politiche di sussidi non aiutano la maternità - ha osservato il segretario dello Sdi - servirebbero interventi strutturali». E quindi si è aperto il fittissimo fuoco di sbarramento di Tiziana Valpiana ed Elettra Deiana, le due più agguerritissime deputate di Rifondazione. Spiega la prima: «Personalmente sono sconcertata. Lo considero offensivo nei confronti delle donne, e non riesco a concepire il fatto che dentro le opposizioni ci sia chi pensi di dover rincorrere a tutti i costi il dettato dei vescovi». Aggiunge - ancora più dura, se possibile - la Deiana: «L’idea che la gravidanza venga considerata merce di scambio e non libera autodeterminazione della donna grida allo scandalo». Sì, perché le donne di Rifondazione, pur favorevoli ad un «salario sociale al bebè» (da girare alla madre) considerano «inaccettabile» un emolumento alle gravide, condizionato alla prosecuzione della gravidanza. Critiche su cui paradossalmente (partendo da posizioni liberali) per motivi diversi si ritrova anche il capogruppo di Forza Italia in commissione Sanità, Antonio Tomassini: «La proposta dell’opposizione per il cosiddetto bonus antiaborto - spiega l’azzurro - è demagogica e posta in modo ingannevole. Chi ha buona memoria ricorda che fu uno strumento già tentato e poi messo da parte nella scorsa legislatura, perché per paradosso svaluta proprio chi vuole affrontare una gravidanza consapevolmente». Favorevole invece Alessandra Mussolini, secondo cui il buono ha senso «solo se è di durata triennale». Entusiasta Rocco Buttiglione, ministro dell’Udc: «È simile al nostro progetto, accolgo con grande soddisfazione la proposta».
In parallelo avvampa la polemica per l’indagine conoscitiva sull’applicazione della legge 194 voluta dalla maggioranza in Commissione. Ieri è intervenuto ancora il presidente della Camera Pierferdinando Casini: «Sto vagliando la richiesta - dice - che mi è giunta dall’Ufficio di presidenza della commissione Affari sociali. È chiaro che il concerto del presidente della Camera è un atto che si attende e che difficilmente potrà non essere dato. Però ci sono alcune cose su cui voglio riflettere proprio perché questa occasione sia di incontro tra le forze politiche e non di scontro». Ma il capogruppo diessino, Luciano Violante non ci sta: «A pochi giorni lavorativi dalla chiusura delle Camere a cosa serve? Cosa potrà fare questa legislatura? Servirà solo a fare un pezzo di campagna elettorale». Gli risponde Maurizio Gasparri, di An: «Non si tratta di sabotare la legge - aggiunge - ma, al contrario, di valutare se viene rispettata in tutti gli articoli. La parte iniziale della 194 punta alla tutela della maternità, c’è un’informazione compiuta che deve essere offerta alle donne, tutti dovrebbero condividere la decisione della Commissione a tutela del diritto alla vita».