Bindi: «Il Family day mi darà forza ma i Dico li firmerei di nuovo»

Il ministro della Famiglia: «Chi governa non può permettersi il lusso di sfilare Rutelli e D’Alema? Superflue le loro frasi»

da Roma

Rosy Bindi, ministro della Famiglia, non andrà al Family day. Perchè?
«Perché i ministri non partecipano alle manifestazioni ma rispondono alle richieste che vengono dalla piazza. Non manifesterei nè per i Dico nè contro. È un lusso che noi ministri non possiamo permetterci».
Per la prima volta l’associazionismo cattolico si mobilita in modo massiccio. Più di quanto abbia fatto per il referendum sulla legge 40. Non pensa che per lei sia un’occasione persa?
«No. Non sarà occasione persa. Anzi. Come ministro della Famiglia mi aspetto un grande aiuto da quella manifestazione. Tanto più piazza San Giovanni sarà affollata tanto più darà forza alle mie richieste per la famiglia: il ministro Padoa- Schioppa dovrà starmi a sentire. Non sarà un’occasione persa: non ci si impegna soltanto sfilando per strada».
Però non l’aiuta la protesta contro i Dico, il ddl sul riconoscimento dei diritti dei conviventi, firmato da lei e da Barbara Pollastrini delle Pari Opportunità.
«Non nascondo il mio dissenso e non posso ignorare che probabilmente la molla determinante di questa mobilitazione è il ddl che porta la mia firma. Però ribadisco ancora una volta che i Dico non sono contro la famiglia perchè il riconoscimento dei diritti delle persone non è mai contro qualcosa. Mi auguro che non sia questo l’aspetto centrale della manifestazione anche perchè l’indebolimento della famiglia non dipende certamente dai Dico che non sono approvati».
Ministro lei ha incarnato per anni un cattolicesimo attivo e impegnato. Ora sembra che l’essere cattolici sia diventato incompatibile con il fare politica: è davvero così?
«Mi auguro di incarnarlo ancora anche se è sempre più difficile fare politica. Ma non è soltanto un problema dei cattolici. Chi ispira la propria vita e la propria azione politica al Vangelo oggi si trova di fronte a sfide nuove e complesse che derivano da cambiamenti che offrono nuove possibilità. Siamo cristiani che devono operare dentro una società pluralista. La linea che ispira la nostra azione è quella di sempre ma non si possono trasferire nella legge dello stato i valori che ci guidano così come sono. Occorre trovare una sintesi e noi cattolici oggi siamo chiamati a questo: alla realizzazione del bene possibile».
Ma la Chiesa parla di principi non negoziabili. Il Papa ha parlato di scomunica per i politici pro aborto. Quando va a Messa la domenica fa la comunione?
«Certamente sì. Anche più spesso se posso. Per me è di consolazione il fatto che i vescovi abbiano sì indicato i principi ma poi abbiano pure chiaramente detto che la responsabilità è nostra e noi ce la assumiamo».
Ma lei li rifirmerebbe i Dico?
«Certo perchè non li considero un attentato alla famiglia».
Magari da un ministro della Famiglia di un governo di centrosinistra ci si aspettava prima dei Dico un provvedimento per aiutare i nuclei più bisognosi.
«Ma ne abbiamo fatti: il ddl sulla parità per i figli naturali, sulla violenza in famiglia, la finanziaria. Per fare i Dico ci ho messo tre settimane e vorrei sottolineare che non costano nulla, sono un fatto ordinamentale. Le politiche per la famiglia invece costano. Molto abbiamo fatto ed è già stato annunciato che l’extragettito sarà destinato in parte alla casa e agli assegni familiari».
Dalla manifestazione di domani emergeranno grandi istanze e bisogni profondi. Pensa che potrà rispondere a tali richieste?
«Ne sono pienamente consapevole. Ho pensato e indetto la Conferenza Nazionale della Famiglia molto prima dei Dico. Si farà un Piano nazionale e nel prossimo Dpef pensiamo di rafforzare gli interventi destinati agli asili nido e agli assegni familiari».
Pensa davvero che una Conferenza coinvolta nella polemica sull’esclusione degli omosessuali e indebolita dal ritiro polemico di due ministri, Bonino e Ferrero, possa dare tali risposte?
«In quindici giorni troveremo il modo di convincere Ferrero a tornare sui suoi passi. È troppo intelligente, non può non interloquire con la conferenza. E sull’invito alle associazioni omosessuali, voglio dirlo ancora una volta, la sede per discutere dei loro diritti non è la Conferenza sulla famiglia. La nostra Costituzione è chiara».
Che ne pensa delle dichiarazioni del leader della Margherita, Francesco Rutelli, che se non fosse stato vicepremier sarebbe andato al Family day mentre l’altro vicepremier, Massimo D’Alema dice che non sarebbe andato in ogni caso?
«Trovo entrambe le dichiarazioni superflue».
E dell’altra manifestazione in piazza Navona Coraggio laico?
«Il 12 maggio è una data simbolo del Paese per la vittoria del divorzio: una data che in effetti noi cattolici di solito preferiamo dimenticare. Siamo in democrazia e tutti hanno diritto di manifestare. Il clima di conflitto non fa bene al paese. I cattolici da una parte e i laici dall’altra si sentono accerchiati».