Bindi: nuova legge elettoraleMa il governo non dovevapensare a spread e debito?

Il Pd non si arrende: "Dobbiamo portare in Parlamento la riforma elettorale". Veltroni: "Chiunque stacchi la spinta a Monti pagherà un prezzo altissimo"

Nonostante i continui moniti della maggioranza che ha votato la fiducia a Mario Monti a patto che si occupasse solo del risanamento dei conti e di mantenere gli impegni presi con l'Unione europea, il Partito democratico non si arrende e prova a spingere il nuovo governo verso decisioni che con la crisi e la crescita economica c'entrano ben poco, come la riforma della legge elettorale. 

Solo stamattina Silvio Berlusconi ha ribadito che "è materia di competenza del parlamento e non rientra nel programma di governo", ma Rosy Bindi continua a chiedere una nuova legge elettorale. Intervistata su Sky da Maria Latella, il presidente Pd, ha detto: "In questo momento le forze politiche sono chiamate a sostenere il governo anche mettendo sul tavolo le loro idee e a portare in sede parlamentare le riforme istituzionali e quella elettorale". "C’è un referendum che io ho firmato", aggiunge, "Se siamo d’accordo che torni il Mattarellum non c’è problema, altrimenti bisogna fare una riforma elettorale, così come bisogna dire ai cittadini che siamo pronti a diminuire il numero dei parlamentari e a superare il bicameralismo".

Non poteva di certo mancare nell'intervista un riferimento alll'ormai celebre pizzino di Enrico Letta a Monti. "Non c’è niente di strano nel manifestare la propria soddisfazione innanzitutto per la formazione del governo", sostiene la Bindi, "Io non dò del tu a Monti a differenza di Letta, non gli ho mandato bigliettini, ma gli ho fatto gli auguri. Il Pd ha voluto questo governo, ne ha votato la fiducia e lo sosterrà in questo anno e mezzo fino 2013; lo farà con le proprie idee e col senso dello Stato che ci caratterizza e lo faremo con l’amicizia che il vicesegretario Letta ha voluto manifestare al presidente Monti".

La Bindi, inoltre, plaude al ritorno dei cattolici "nella vita politica del Paese", ma precisa: "L’importante è che siano mossi dal principio di laicità". E, soprattutto, "non dovrà avere nemmeno l’ombra su possibili conflitti di interesse". Quest'ultimo riferimento è alla presenza nell’esecutivo di Corrado Passera. 

Di questo ha parlato anche Walter Veltroni, intervistato da Lucia Annunziata: "Per me il conflitto non esiste. Passera è uomo che ha rinunciato a una retribuzione consistente". L'esponente Pd non vuol sentir parlare nemmeno di poteri forti al governo: "Ci sono quando ad esempio la politica si unisce con la mafia", non quando tutto avviene "in modo trasparente, alla luce del sole".

Per quanto riguarda i provvedimenti che Monti varerà, invece, il presidente Pd sottolinea come sia giusto che " chi ha di più dovrà pagare di più" anche se "tutti dovremo pagare qualcosa". Il governo, inoltre, dovrà ricordare che "il 10% della popolazione detiene il 50% delle risorse": "Questo è un governo di grandi competenze con un premier che ha una forte sensibilità politica. È stato fuori dalla mischia in questi anni ma ha già dimostrato finezza politica. Certo, è un governo in cui ciascuno siede con la propria storia". La ricetta che la Bindi suggerisce al nuovo premier si può sintetizzare con tre parole chiave, le stesse pronunciate da Monti nei suoi primi giorni da presidente del Consiglio: rigore, crescita ed equità. A questo proposito "anche i parlamentari in carica dovranno fare la propria parte", ha chiarito riprendendo le parole di Gianfranco Fini.

Veltroni, dal canto suo, chiede all'esecutivo "un nuovo patto sociale" con particolare attenzione verso i giovani, che "vivono, in centinaia di migliaia, una situazione di vero apartheid".

Dopo le tanto desiderate dimissioni di Berlusconi, però, è arrivato per il Pd il momento di dismettere il solito ritornello e pensare al futuro"perché fra anno e mezzo si va alle elezioni", come dice la stessa Bindi che parla di "nuovo Ulivo" e apre al Terzo polo. Del resto, sia per il presidente che per il deputato, il nuovo governo ha giovato al Partito democratico che si è ricompattato: "Il nostro è un partito che discute, si confronta ma poi resta unito", dice Veltroni, "In questi giorni non c’è stato un passaggio parlamentare nel quale il Pd non sia stato unito".