Bindi senza pudore: «I Dico si sono fermati per colpa della Cdl»

Attacco ai cattolici: «La componente con residui di clericalismo ci ha aggrediti»

da Milano

Lo dice subito, Rosy Bindi, quasi a ricordarlo a se stessa: «Sono qui per essere sincera con voi». La platea non è semplice, in effetti. Le femministe dure e pure che affollano lo storico locale milanese Cicip & Ciciap vietatissimo agli uomini poi non fanno nulla per assecondarla. L’hanno invitata perché trasmette «coraggio e competenza, ironia e libertà». E però, scandiscono nel discorso con il quale la accolgono, qui dentro in 26 anni di attività nessuna donna che fa politica istituzionale era mai stata ben accetta, e loro «vogliono ascoltarla», ma solo «forse» sostenerla.
Le domande scomode se le aspettava, il ministro della Famiglia in corsa per la guida del Partito democratico, che ieri ha scarpinato in una dodici ore per Milano e dintorni in vista delle primarie di domenica. Ma è stata una fortuna che prima di esser messa alle strette provocando reazioni stizzite su fecondazione assistita e adozioni da parte delle coppie gay, abbia potuto rispondere sui Dico, fermi in Parlamento come non fossero mai esistiti. È stato allora che Rosy ha conquistato la sala: «Se il progetto si è fermato è per colpa dell’ipocrisia», s’è infervorata. Quella del centrosinistra che il provvedimento avrebbe dovuto sostenerlo e invece lo ha affossato? Macché. Al suo schieramento Bindi imputa solo la responsabilità di aver «voluto fare l’impossibile, bloccando il possibile». Le colpe, avverte, sono del centrodestra, «che ha assunto un atteggiamento strumentale quando invece vi assicuro che tanti senatori e deputati avrebbero una gran voglia di votare i Dico». E del centro: «C’è stata un’aggressione vera e propria da parte di quella componente cattolica con residui di clericalismo» che la moderatrice del dibattito Francesca Pasini si affretta a definire «fondamentalista» ricevendo un cenno di assenso dal ministro. Ipocrisia anche perché, avverte Bindi, «noi parlamentari invece abbiamo la reversibilità del vitalizio a favore dei nostri conviventi». Boato di indignazione e Rosy insiste: «Non sopporto l’ipocrisia di un Paese in cui un potente può ostentare di aver fatto uso di sostanze stupefacenti o di essere andato con un transessuale e poi gridare che si assalta la famiglia quando una povera coppia di conviventi chiede il riconoscimento di diritti e doveri». Quindi: «C’è tutta la mia disponibilità perché quel provvedimento venga riconsiderato». Applausi e tutto il resto è in discesa, complice l’attrice Lella Costa che qui nel tempio femminista ha festeggiato l’addio al nubilato ricevendo in dono un salvagente e che in nome dell’antica amicizia ha titolo di esser ascoltata: «Se novità e diversità ci devono essere nel Pd, la presenza femminile è essenziale. Io mi fiderei molto più di una donna anche se fossi un uomo, perché sono nel femminile le garanzie di oggi. E siccome gli uomini non molleranno mai, ma non sono capaci, aiutiamoli».
Il pensiero corre subito all’avversario uomo per eccellenza, Walter Veltroni. Il segretario in pectore del Pd ieri s’è detto «colpito» per l’ennesimo attacco sferrato da Bindi, che su Repubblica ha tacciato la proposta di dimezzare i ministri come il tentativo di «destabilizzare il governo» con logiche «da prima Repubblica». Se il sindaco di Roma avrebbe preferito «una campagna tutta in positivo», lei non ha battuto ciglio: «Io non ho mai attaccato nessuno, ma da Veltroni che è il favorito pretendo maggiore chiarezza, sul programma e sull’appoggio al governo». Quindi: «Se vuole un confronto pubblico diretto io sono sempre pronta, siamo ancora in tempo». C’è ancora spazio per la legge elettorale: va cambiata, dice Bindi, «io stessa sono qui non perché sono stata eletta, ma perché Francesco Rutelli mi ha candidata». Alla fine la battaglia è vinta. Una ragazza lesbica sale sul palco e dice che Rosy «è seducente». Lei, la «cattocomunista», sorride e ringrazia: «Non è vietato essere seducenti, purché non diventi un obiettivo». Applausi e tessera onoraria.