«La Binetti è estremista Nel Partito democratico un dibattito tafazziano»

Giachetti, tra i fondatori della Margherita: «La leader teodem rappresenta se stessa, non tutti i cristiani. Basta con i conflitti aperti in base a posizionamenti ideologici»

da Roma

È uno dei deputati del Partito Democratico più impegnato sui temi della laicità. È un fondatore della Margherita. Così Roberto Giachetti - ex radicale, rutelliano - difende l’accordo con la Bonino e risponde alla critiche della Binetti e dei Teodem: «Basta coi conflitti aperti in base a posizionamenti ideologici: sennò la convivenza nel Pd si fa impossibile!».
Onorevole Giachetti, ma se i cattolici del Pd non si sentono tutelati fino in fondo...
«Al contrario: è chi non perde occasione per smarcarsi che mette a rischio l’identità degli altri».
Addirittura?
«Be’, io non mi sento tutelato quando qualcuno dice che potrebbe votare con il centrodestra».
La Binetti dice: se si può sulle riforme, perché non sulla 194?
«Quella era una posizione elaborata a livello di partito: non è che uno si sveglia la mattina...»
La Binetti vorrebbe «ribaltare la 194 come un pedalino», perché considera la difesa della vita la sua priorità.
«Che c’entra? E noi invece avremmo come priorità la morte? Proprio quella legge, per me, ha sottratto alla morte le tante donne che morivano sotto i ferri da calza delle mammane. E non è rituale ricordare che la 194 ha ridotto il numero degli aborti».
Ma nel Pd dovrebbero convivere identità diverse...
«Appunto! Io per esempio non condivido la legge sulla fecondazione, la ritengo restrittiva».
Lo sta dicendo, infatti.
«Ma non è che penso a come sabotarla. La rispetto, anzi, proprio perché ci sono stati un voto in Parlamento e un referendum».
Ma allora non vuol far nulla nemmeno per i Dico?
«Al contrario, lì una legge non c’è. Credo, senza offendere le identità di nessuno, che dei diritti elementari alle coppie vadano riconosciuti».
Anche questo è un tema che preoccupa i Teodem...
«Le racconterò una cosa che non ho mai detto. Nel 2000 ho avuto un infarto della mesenterica. Sono stato in coma...».
E...
«Non sono sposato: senza mia madre, i medici avrebbero impedito alla mia compagna di starmi al fianco. È possibile? Non sono dogmatico sulla via da percorrere: ma un modo per riconoscere i diritti elementari - assistenza al coniuge, ereditarietà - serve».
La Binetti dice: «i radicali inquinano l’identità del Pd».
«Per nulla. Basterebbe ricordare - a una cattolica - che sono quelli che hanno guidato la campagna contro la pena di morte».
Forse non le basta.
«No so che farci: vogliamo costruire un partito multiculturale? Bisogna accettare gli altri. Sennò riproduciamo nel Pd la conflittualità che ha ucciso l’Unione».
Ma se i cattolici del Pd si sentono a rischio...
«La Binetti non rappresenta i cattolici del Pd. Ma se stessa».
Addirittura!
«Certo. Sono cattolici anche Franceschini, Soro, Lusetti.... E non credo si sentano in pericolo».
Che succede, allora?
«C’è chi, invece di concentrarsi sui punti di forza del nostro programma su salari, prezzi, ciò che interessa alla gente...».
Cosa fa?
«Provoca un dibattito tafazziano dove l’unico obiettivo è martellarci dove i lettori sanno».
Perché?
«Lo ripeto, per ideologia».
Ha rancori contro la Binetti?
«No, affatto. Però le sue non sono posizioni cattoliche, ma estremistiche».
La pensate diversamente anche sui «divorzi brevi».
«Certo. Solo chi non si rende conto del costo umano ed economico di una separazione, può combattere questa legge».
Lei parla di costi economici?
«Oh, certo. In cinque anni si possono spendere anche 10mila euro: avvocati, perizie.... Mi spiega perché, quando sono separazioni consensuali?».
Loro dicono che è per difendere le famiglie.
«Allora difendano quelle che si ricostituiscono, non quelle che si sono già rotte!».
Non si sente un prevaricatore dei moderati, dunque.
«Macché, moderati siamo noi».
Noi chi?
«Chi ha costruito il Pd sapendo che non ci si può portare dentro il 100% della propria identità. Tutti rinunciano a qualcosa per una sintesi comune».
Il problema è riuscirci.
«Senta, io e tanti altri la Margherita l’abbiamo fondata, nel 2000. La Binetti ci è entrata solo nel 2006».
La vuole già cacciare?
«Al contrario. Lavoro per un Pd in cui nessuno si senta ospite».