Binetti: «Nessuno di loro in lista Porteranno tensione nel partito»

Emma ha già avuto molto, rinunci all’ideologia

da Roma

«I radicali dicono di avere il 2 per cento? Corrano da soli allora, misurino le loro forze e dimostrino così qual è il loro peso». La senatrice teodem, Paola Binetti, è pronta a rendere la vita difficilissima, anzi impossibile, ai radicali che dovessero mai candidarsi nelle liste del Partito democratico.
Senatrice Binetti sembra proprio che Walter Veltroni non possa o non voglia fare a meno del contributo dei radicali.
«Il Partito democratico non ha bisogno dei radicali. Non per impegnarsi in difesa dei diritti umani. Non è che loro hanno l’esclusiva. Anzi l’impegno dei cattolici in questo senso è ininterrotto, al contrario del loro, che agiscono per spot mediatici. Le battaglie per la difesa dei diritti umani sono già nell’agenda del Pd. Anche senza i radicali».
Vi siete battuti insieme, cattolici e radicali, contro la pena di morte.
«Certamente alcune battaglie dei radicali sono pienamente condivisibili. Ma non tutte. Se si toccano i temi etici le loro posizioni sono impossibili da condividere. Penso a quella per il diritto di morire, l’eutanasia, o alla linea antiproibizionista sulla droga. Per me sono improponibili. Hanno osteggiato la legge 40 sulla fecondazione assistita e il referendum è stato un fallimento. Ora Marco Cappato con il suo digiuno tenta di mettere il ministro della Salute, Livia Turco, nell’angolo per ottenere le nuove linee guida in un contesto in cui occorre invece prudenza. La Turco infatti, come ministro uscente e in piena campagna elettorale, dovrebbe scegliere una linea di prudente attesa».
Teme che l’ingresso dei radicali snaturi il Pd?
«La loro presenza strutturata dentro il Pd sarebbe destabilizzante. Anche se ci fosse condivisione di valori, semplicemente per il loro stile e la loro storia. La distanza è enorme. Ora il Pd è un crogiolo di punti di vista in cui si fa già fatica. Se mettiamo dentro una come la Donatella Poretti che si batte per la distribuzione della pillola del giorno dopo senza ricetta medica non capisco dove vogliamo andare».
E se i radicali si sciogliessero?
«I Radicali non si scioglieranno mai. Ne basta uno. Da lui come da una cellula staminale embrionale si rigenera tutto il partito».
Se Emma Bonino diventasse capolista del Pd?
«Non ci credo e non ci crederò finche non lo vedo scritto nero su bianco. Ma insomma perché fare i ponti d’oro alla Bonino? Non è stato dato nessun trattamento di favore a donne come Rosy Bindi, Livia Turco, Linda Lanzillotta, Barbara Pollastrini che hanno operato benissimo. E il Pd che fa? Stende un tappeto rosso alla Bonino e le garantisce la poltrona di ministro e il posto di capolista. Mi sembra che abbia già avuto molto. Almeno rinunci all’ideologia».
E voi a che cosa siete disposti a rinunciare?
«A nulla. Non ci spostiamo di una virgola. L’ingresso dei radicali porterà tensione. Abbiamo stilato un manifesto dei valori e adesso che si fa? Si scioglie tutto come neve al sole? Il no ai radicali non è una fissazione della Binetti, è una preoccupazione condivisa da tutti i cattolici. Non si potrà dire che non abbiamo marcato stretto Veltroni su questo punto. La componente teodem rutelliana e i popolari con Castagnetti e Fioroni sono preoccupati. La presenza dei radicali comporta il rischio di far esplodere una conflittualità dentro il Pd. L’ultima cosa di cui il Paese ha bisogno».
Vi potreste ritrovare al centro con nuove compagnie?
«Perché mai dovremmo andarcene noi? Ma perché mai dovrebbero vincere loro? Ci siamo impegnati a fondo per la nascita di questo Partito democratico, ne siamo i fondatori, non è che ora possono metterci da parte».