Binetti: Prodi sconfessi Mussi sugli embrioni

La senatrice cattolica dei Dl Paola Binetti: «Nessuna mozione, ma se il premier vuole essere coerente e difendere la legge sulla fecondazione deve opporsi al finanziamento della ricerca»

da Roma

Il via libera del Parlamento europeo alla ricerca sulle staminali embrionali non rappresenta certo una buona notizia per Paola Binetti. Ma la senatrice della Margherita ed ex presidente del comitato Scienza e vita non si arrende. E rivolge un vero e proprio appello al presidente del Consiglio. «Prodi al Consiglio europeo dica due cose: no ai fondi alla ricerca sulle staminali embrionali, e sì ai fondi per le staminali adulte. A questo punto è proprio il caso di dire Prodi se ci sei batti un colpo».
Senatrice Binetti, l’Europarlamento ha detto sì al finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali, sia pure con un margine ristretto. Qual è il significato politico di questo voto?
«Nel Parlamento europeo c’è una situazione complessa e analoga a quella che sperimentiamo nella vita politica italiana. Il voto è stato decisamente eterogeneo con divisioni tra i cattolici, i verdi, i socialisti. Non si è votato per appartenenze, visto che ad esempio nella Margherita due hanno votato a favore e due contro. Di certo c’è molto interesse verso percorsi di ricerca innovativi ma dal mio punto di vista pregiudizievoli di un modello antropologico che difende la vita umana come modello. Io non ho certo meno amore per la ricerca ma semplicemente mi interrogo sui confini della scienza a tutti i livelli».
Le posizioni dei cattolici sono tenute in adeguata considerazione all’interno della sua coalizione?
«Io credo che serva grande attenzione e ascolto per l’altro, ma anche la consapevolezza che anche noi rappresentiamo una metà dell’universo. Quindi le nostre posizioni non vanno banalizzate ma serve uno sforzo serio. Anche perché è una falsità affermare che le posizioni che io sostengo vanno contro il progresso scientifico. Su 80 progetti di ricerca 72 riguardano le cellule adulte. Questo vuol dire che la stragrande maggioranza dei ricercatori segue un principio di prudenza e si pone un freno naturale. La ricerca, insomma, non è fatta di "scienziati pazzi"».
Cosa si aspetta da Romano Prodi a questo punto?
«Non presenterò alcuna mozione sulla decisione di ritirare la firma dell’Italia dalla dichiarazione etica. Ma a Prodi chiedo di esprimere in sede europea un dissenso coerente con chi afferma di voler difendere la legge 40 e di votare esclusivamente a favore della ricerca sulle cellule staminali adulte e contro quella parte del programma quadro che prevede il finanziamento della ricerca sulle staminali embrionali».
Crede che questa richiesta verrà accolta?
«Lo spero con tutto il cuore. In questa situazione non mi resta altro da fare che rivolgermi al livello superiore, dopo essermi rivolto a quello inferiore a livello gerarchico. Deve essere Prodi a rappresentare il nostro punto di vista. Serve una voce chiara e forte che si faccia sentire a livello europeo e solo lui può farlo. Bisogna che la voce del capo si faccia sentire. Quindi Prodi se ci sei batti un colpo. E siccome so che c’è e che non gli sfugge il significato di un dibattito così significativo sono sicuro che si spenderà in tal senso».
Il ds Gavino Angius critica la «lobby cattolica» organizzata da lei e Luigi Bobba. E sostiene che avreste fatto meglio a «rivolgere i vostri sforzi all’interno dell’Ulivo». Cosa risponde?
«Ad Angius dico questo: il mio confronto con l’Ulivo è costante. Ma il confronto con persone che appartengono a schieramenti diversi è fondamentale. Peraltro vorrei sottolineare che non siamo una lobby cattolica visto che nell’Intergruppo figura ad esempio Ferdinando Adornato. Siamo a inizio legislatura e dobbiamo costruire spazi di dialogo comune perché queste non sono questioni di partito ma problemi complessi che vanno trattati su piani diversi».