La Binoche aggiorna la fiaba del «pallone rosso»

Nella rassegna Certain regard «Le voyage du ballon rouge». Restaurata e in uscita in dvd la pellicola originale

da Cannes

Fra tanti film nuovi, i film vecchi aiutano a vivere, dunque ogni grosso festival associa ambo le categorie: quello di Cannes ha presentato dunque il nuovo Le voyage du ballon rouge di Hou Hsiao Hsien, nel «Certain regard», come pretesto per inserire nella «Quinzaine des réalisateurs» il vecchio Le ballon rouge (in Italia Il palloncino rosso) di Albert Lamorisse, vincitore della palma d'oro al Festival di Cannes del 1956 fra i cortometraggi, poi premiato anche con l'Oscar per la sceneggiatura.
Il film di Hou Hsiao Hsien riprende il Ballon rouge, dove un bambino (Pascal Lamorisse, figlio del regista) trova un palloncino impigliato in un lampione; lo libera, meritandone la fiducia; altri ragazzi, invidiosi, rompono il palloncino; allora ogni palloncino di Parigi accorre, per portare il bambino in cielo. La critica dell'epoca vi lesse una metafora della morte; ignaro di metafore, il vostro critico, allora seienne vide il film e pianse il piangibile fra le braccia della nonna.
L'ispirazione sincera di Lamorisse è stata ora ripresa dal regista cinese, ma senza partecipazione e convinzione: il centro del suo film non è il bambino (Simon Iteanu), ma la madre (Juliette Binoche), che nel film di Lamorisse nemmeno si vedeva.
Un modo per integrare la storia originale? Lo sarebbe, se bambino e palloncino non fossero riempitivi. Comunque tutto fa: almeno Hou Hsiao Hsien ha contribuito a far restaurare la pellicola di Lamorisse e a farla tornare a Cannes, per la gioiosa malinconia dei piccoli, di allora e di oggi.
Questi ultimi possono scoprire la Parigi di allora, metropoli con ancora molti aspetti di paese. I titoli di testa ringraziano «i bambini del quartiere Miromésnil e tutti i palloncini della regione parigina». Con l'occhio di oggi, si può considerarlo uno dei primi film d'effetti speciali.
L'occasione del Palloncino rosso ha permesso di associare alla sua proiezione quella di un altro cortometraggio di Lamorisse, il precedente Crin blanc («Crine bianco»), che nel 1953 aveva avuto il gran premio, come si chiamava allora il massimo riconoscimento, sempre nella categoria cortometraggi. È la storia dell'«amicizia» fra un cavallo bianco che non vuol farsi addomesticare e un ragazzino sullo sfondo della Camargue. Western senza spaghetti, inno a chi non si piega, si conclude con la fuga del cavallo e del ragazzo verso il mare aperto, fino all'esaurimento delle forze. Non c'è mai illusione nel cinema di Lamorisse, come se fosse consapevole fin da allora che la sua vita sarebbe finita per un incidente, durante le riprese che eseguiva a Teheran nel 1970.
Ora Crin blanc e Ballon rouge sono stati restaturati e presto saranno rimessi in circolazione in pellicola e in dvd (www.filmsdistribution.com).