Bioetica, economia, politica estera: duello Fassino-Rutelli per la leadership

Grillini (Ds): «Impensabile una forza insieme». Il rutelliano Lusetti: «Così si comincia male»

Laura Cesaretti

da Roma

Non molla la presa, la Margherita di Francesco Rutelli. Al grido di «vade retro, Mussi», il senatore Luigi Bobba, ex presidente delle Acli e nuovo pasdaran (in coppia di fatto con la senatrice Opus Dei Paola Binetti) della linea neo-clerical del partito, ha lanciato ieri un tonante ultimatum al ministro ds dell’Università e della Ricerca, reo di aver sospeso l’ostracismo italiano in sede Ue alla sperimentazione sulle staminali embrionali.
«Alla prossima riunione di Bruxelles, Mussi ritiri quell’atto», ingiunge Bobba. L’Italia, secondo il parlamentare Dl, deve mantenere la sua adesione alla cosiddetta «pregiudiziale etica» anti-ricerca perché il Paese «non può rischiare di procedere per strappi sulle materie eticamente sensibili». A parere di Bobba, invece, il ministro «ha preso una posizione personale, mentre quella del governo non c'è ancora». In verità, era stato proprio Rutelli, in qualità di vicepremier, a dare un indiretto avallo alla decisione di Mussi spiegando che «è sconsigliabile su queste materie una posizione unica dell’Europa», e che siccome ogni Paese ha le sue norme e fa le sue scelte i veti di una «minoranza di Paesi», come quella che ha sottoscritto la «pregiudiziale etica» non possono condizionare le scelte degli altri. Sottolineando poi che, per quanto riguarda l’Italia, la decisione del ministro non influisce sulle leggi in vigore (a cominciare da quella sulla fecondazione assistita) e che ogni decisione su questi temi deve essere presa «collegialmente» da governo e maggioranza. Ed era stato lo stesso Rutelli a precisare di aver parlato «a nome di tutto il governo».
Ma Bobba, nel sollevare in quel modo brutale la questione, non si muove a caso. Ed è stato preceduto da un ampio lavorio dell’ala cattolica dei Dl, culminato nella lettera aperta a Rutelli promossa dalla Binetti e firmata da 59 parlamentari margheritici, nella quale si chiede che il programma dell’Unione sui temi etici, dalla legge 40 ai Pacs, non venga «stravolto» e che la delicata sensibilità cattolica non venga titillata malamente dall’ala laica della coalizione. E Bobba arriva a sostenere che su questioni di vita, morte, scienza, sesso, embrioni etc. occorrono «maggioranze qualificate, ad esempio due terzi». Suggerimento azzardato che difficilmente Rutelli rilancerà. Quel che però è certo è che il vicepremier, che nei giorni scorsi ha fatto trapelare la propria irritazione per lo «strappo» non concordato di Mussi, arriverà oggi al conclave dei ministri convocato da Romano Prodi nella quiete della campagna perugina di San Martino al Campo ben deciso a porre la questione sul tavolo del governo. E che attorno a quel tavolo le scintille sono assicurate. Anche perché Mussi si è ben guardato dal pentirsi, e ha apertamente difeso una decisione che «ha messo fine ad un’imbarazzante situazione di isolamento», e che in ogni caso «non tocca la legge 40, che può piacere o non piacere (a Mussi non è mai piaciuta, ndr) ma che oggi è legge dello Stato e in quanto tale va attuata». Una decisione, rivendica con orgoglio, con la quale «penso di aver fatto l’interesse del paese e onorato la responsabilità di ministro». E, dopo un attimo di imbarazzo ai vertici della Quercia, timorosi di alimentare una palese spaccatura nella maggioranza, a fianco di Fabio Mussi nei giorni scorsi è sceso anche il segretario ds Piero Fassino: «Una decisione giusta e di buon senso». Sul piede di guerra a fianco di Mussi sono altri ministri ds, a cominciare da Barbara Pollastrini, e anche Rosa nel pugno, Prc e verdi. Mentre il premier Prodi ha fatto trapelare sui giornali la sua scontentezza, lasciando intendere che la «pregiudiziale etica» anti-ricerca decisa dal governo Berlusconi a lui piaceva. Per trovare la quadra, a San Martino, più che il sant’Ignazio evocato dal Professore ci vorrebbe tutta la santissima trinità.