Biondi & Bacharach, l’estate calda dell’Arena

Jazzin' Festival. Il crooner siciliano domani in coppia con il grande artista Usa. La settimana «live» continua con Einaudi, Reed e i Chicago

Gli unici problemi del Milano Jazzin’ Festival, all’Arena Civica, sono il caldo e le zanzare grosse come aironi. Però ci sono gli antidoti e per un programma artistico di tal valore vale la pena soffrire un po’. Ogni anno, il cartelllone è sempre più tosto e ricco di nomi illustri. Domenica, tanto per dire, c’era Ringo Starr e la sua super band. Stasera gli Arcade Fire, domani la prima (e unica data milanese) della strana coppia Burt Bacharach & Mario Biondi, o per meglio dire un melange di sonorità che vanno dalla musica classica al funky e al jazz, passando per i due Gershwin, sostenuto dal volubile pianoforte dell’anziano (83 ann!i) artista di Kansas City e dalla bassa e tumultuosa voce del soulman siciliano.
Giovedì serata seria; Ludovico Einaudi (che ha spopolato alla Scala, alla Royal Albert Hall, al Bolshoi e che ha suonato in tutto il mondo e in tutte le location più strane e fantasiose) arriva all’Arena con le se arie fluide e complesse. Qualunque cosa tocchi si trasforma in oro, dai concerti per piano solo a quelli con orchestra («e pensare che del primo album ho venduto una quarantina di copie», ricorda sempre Einaudi, che ha anche musicato i film muti come si faceva un tempo).
Il bello di questo festival è il continuo cambio di umori, sensazioni, ritmi. Chi giovedì avrà ascoltato il passionale minimalismo di Einaudi, venerdì potrà gettarsi sul rock poetico-stradaiolo di Lou Reed. Anche qui si tratta di una prima, ovvero del debutto italiano, dell’artista ormai quasi settantennne (il tempo corre anche per chi «passeggia sulla parte selvaggia della strada») che terrà otto spettacoli in Italia, con una band allargata con Toni Diodore e Joseph Aram Bajakian alle chitarre, Kevin Hearn alle tastiere, Ulrich Krieger al sax, Louis Calhoun ai computer, Robert Wasserman al basso, Tony Thunder Smith dietro ai tamburi. Lo show si chiama Sweet Tooth e ripercorre in una nuova versione (l’ennesima) il suo sterminato repertorio partendo dagli anni Settanta.
Dal rock alternativo al Festival di Sanremo 2009 dove conquistano il Premio della Critica Mia Martini con Il paese è reale; ecco una breve sintesi degli Afterhours di Manuel Agnelli, che salgono sul palco sabato a rappresentare la creatività italiana (la settimana prossima tocca al colorito jazz di Stefano Di Battista giovedì 14 e sabato alle «pazzie» in musica di Vinicio Capossela). Il loro rock è oramai una sicurezza e ha superato i confini nazionali (arrivando anche in Cina dove hanno tenuto parecchi concerti) e ultimamente è tornato con loro anche il chitarrista, sperimentatore e inventore di strumenti Xabier Iriondo. Ce n’è ancora fino a giovedì 28 luglio (con calibri come Paul Simon, Ben Harper & Robert Plant) ma ne parleremo più avanti; per il momento la settimana si chiude con il ritorno dei Chicago, storico gruppo campione di soul e funky noto anche per successi melodici come If You Leave Me Now (www.comune.milano.it).