Biondi guadagna voti per la Consulta

Ancora una fumata nera, ieri, in parlamento - è la quinta volta - per l’elezione del successore di Romano Vaccarella al seggio di giudice costituzionale. La maggioranza richiesta era di tre quinti dei membri delle due Camere, riunite in seduta comune, ma l’esito è stato di nuovo interlocutorio, segno evidente che i due schieramenti, anche al loro interno, non hanno trovato un accordo per il sostituto di Vaccarella (dimissionario in seguito alle polemiche sui rapporti fra esecutivo e Consulta in vista del referendum sulla legge elettorale).
Nella votazione di ieri si sono registrate 278 schede bianche, 35 disperse e 13 nulle, mentre 67 voti sono andati a Alfredo Biondi, presidente del Consiglio nazionale di Forza Italia e già vicepresidente dell’assemblea di Palazzo Montecitorio, e 12 voti sono andati all’avvocato Gaetano Pecorella. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, d’intesa con il presidente del Senato Franco Marini, dovrà ora convocare nuovamente il Parlamento in seduta comune per la sesta votazione, prevista per la prossima settimana.
Dell’esito della quinta tornata di votazioni si dice particolarmente compiaciuto Biondi: «Perdurando l’incertezza sul nome del designato - sottolinea in proposito il presidente della Camera - prendo atto volentieri del consenso che continua ad affluire sul mio nome, nonostante anche questa nuova votazione non abbia avuto esito conclusivo». È vero, infatti, che i 67 voti a favore di Biondi si devono intendere come espressione di stima e sostegno della sua eventuale candidatura ufficiale, anche in vista di un possibile ampliamento del consenso fin dalle prossime votazioni.
Le indicazioni dei partiti finora erano a favore della scheda bianca, proprio in attesa di definire intese «trasversali». Il centrodestra rivendica un proprio esponente, in considerazione del fatto che Vaccarella era considerato in quota Casa delle libertà. Dal canto suo, il centrosinistra vuol far valere il «ribaltamento» della maggioranza, intervenuto con le elezioni dello scorso anno, e, quindi, il buon diritto a nominare un proprio giudice costituzionale.
Fra l’altro, il capogruppo di Fi, Elio Vito, ha polemizzato con il centrosinistra che aveva informalmente comunicato l’indisponibilità della maggioranza a «sostituire il giudice Vaccarella, proveniente da un’area culturale vicina al centrodestra, con un esponente della stessa area», a prescindere dai nomi in campo. Inoltre, i partiti di centrosinistra non vedrebbero bene la candidatura di Pecorella, giudicato «molto vicino al Cavaliere», e troppo caratterizzato politicamente.
Biondi, invece, gode di un favore non condizionato strettamente allo schieramento di appartenenza: la riprova è proprio il fatto di continuare a ricevere, nelle varie votazioni per la Consulta, consensi assolutamente bipartisan. In particolare, il presidente del consiglio nazionale di Forza Italia ha ottenuto 44 voti (Pecorella 9) al primo scrutinio del 17 maggio, 76 al secondo del 30 maggio (Pecorella 13), 64 al terzo del 31 maggio (Pecorella 15), e 67 al quarto del 7 giugno (Pecorella 11). Nel frattempo, dopo la terza votazione la maggioranza richiesta era scesa dai due terzi ai tre quinti.