Biondi: «Non siamo un partito di plastica, ma neanche d’acciaio»

Nove legislature portate benissimo e un ruolo di presidente del consiglio nazionale di Forza Italia. Alfredo Biondi non s’offende se gli si dà del grande vecchio. E le sue parole non sono mai banali.
Presidente, un po’ turbolento il comitato regionale azzurro?
«Lo avete riportato correttamente: il clima non era teso, ma ci sono stati motivi di confronto diretto e anche una polemica».
Quella di Enrico Nan, l’escluso?
«Sì, ho letto la sua lettera. E ho detto anche che mi trovo pienamente d’accordo con lui. E che allora anch’io, non essendo stato eletto, ero da considerare presente abusivo».
Beh, lei è presidente nazionale.
«Me ha risposto così anche l’amico Scandroglio. Ma non credo ci sia motivo burocratico che regga. Non si esclude chi ha contribuito per tanti anni a fare le fortune del partito, consegnandolo a chi oggi lo guida».
Al di là di questo, si è discusso del partito?
«Certo, e tanta partecipazione dimostra che tre mesi trascorsi dal 13 aprile, l’ultima volta che ci eravamo visti, sono troppi. Non si può aspettare tre mesi per rivedersi».
Punti dolenti?
«Stiamo vivendo una fase di transizione e di transazione. Forza Italia sta andando verso il Pdl, ma il movimento di Biasotti resta indipendente a Genova e in Liguria, dobbiamo capire cosa fare degli ex Udc, cosa sono? E An? Forza Italia non è un partito di plastica ma neanche d’acciaio. Nel senso che sul territorio siamo meno strutturati di An anche se abbiamo più voti. Ma noi non possiamo rischiare di portare il capitale e altri prendersi gli interessi».
Luigi Morgillo ha posto un problema di strategie future.
«Il problema della presenza del partito esiste. Ci sono aree in cui i cittadini non sentono l’attenzione di Forza Italia. Ci si ferma magari a Lavagna, ma più in là non si va. Invece ci sono aree difficili, come Spezia, dove servirebbe maggior presenza. Morgillo l’ha detto con meno brutalità, ma condivido la sua posizione».
Al coordinatore Scandroglio ha da fare una tirata d’orecchie o dare un consiglio?
«Gli dico di essere più fiducioso e meno diffidente verso chi non ha la sua stessa valutazione sui problemi. Di essere meno timido con il resto del partito. Non sentirsi il rappresentante di Scajola che non ha bisogno di rappresentanti, ma di rappresentare se stesso. E magari di ricordarsi come sono nate le sue fortune, non solo politiche, e sia riconoscente verso chi lo ha aiutato in passato».