Biondi non sposa Fini: «Vado solo per ascoltare»

«Macché pullman, io a Perugia ci vado in macchina». Abituati alla sua straordinaria arte oratoria, non si può pensare che quella di Alfredo Biondi sia solo una battuta. E infatti l’ex presidente della Direzione nazionale del Pdl, fresco di dimissioni proprio alla vigilia della convocazione dell’organismo più elefantiaco e meno usato dal partito, sa benissimo di aver lanciato un messaggio.
Non ha gradito affatto le notizie apparse in questi giorni sui giornali. Futuro e Libertà, la nuova formazione dei finiani, si è «venduta» la sua adesione alla convention convocata a Perugia per il fine settimana. Un comunicato ha annunciato che il «vecchio liberale», amico deluso di Berlusconi, sarebbe salito sui pullman in partenza dalla Liguria con altri esponenti della Consulta Liberale. E invece?
Niente pullman, ma a Perugia Biondi ci sarà. La scelta del mezzo di locomozione potrebbe sembrare una questione di sfumature. Invece il presidente dimissionario della Direzione nazionale Pdl sottolinea che il viaggio in Umbria con mezzi propri (e con amici propri) ha un valore preciso. «Ci andremo perché siamo stati invitati - spiega Biondi - Ci andrò come sono solito fare ogni volta che ricevo l’invito a partecipare a un congresso politico. Per ascoltare, non per aderire».
In effetti, per come era stata presentata, specie sulla scia di qualche mal di pancia tenuto tutt’altro che nascosto, sembrava la svolta. «Se volessi aderire a Fli lo direi senza problemi - smorza le illusioni dei finiani - Anzi, lo avrei già fatto, mentre ora non intendo assumere alcun tipo di impegno».
Il perché è semplice, quasi banale. Legato alla consueta coerenza della sua vita politica. «Non lo faccio perché ho in tasca la tessera del Popolo della Libertà - precisa Biondi - Sinora mi sono dimesso dalla Direzione nazionale. Non, ripeto per ora, dal partito. Di certo non vado a Perugia per fare qualche marcia, figuriamoci, mi fa anche male il ginocchio». L’ex ministro e presidente della Camera tiene a ribadire che con Berlusconi c’è stata la massima sincerità: «Dopo le mie dimissioni mi ha subito chiamato, gli ho spiegato le mie ragioni - conclude l’avvocato - Intanto avete visto che ha subito convocato la Direzione nazionale?».
In effetti oggi ci sarà l’atteso confronto tra i tantissimi dirigenti del partito chiamati a raccolta per analizzare la situazione politica. Tra questi anche Enrico Musso, che dopo il colloquio con il premier di martedì sera, aspetta di sciogliere la riserva proprio alla luce di quanto verrà detto oggi. Il candidato sindaco che sfidò Marta Vincenzi ha presentato le sue «condizioni» a Berlusconi. «Gli ho rappresentato il mio disagio e quello di molti elettori per la mancata attuazione di molti parti del programma - spiega Musso all’Adnkronos - segnatamente in materia di liberalizzazioni ed economia, l’eccessiva attenzione ai problemi della gisutizia e i riflessi negativi di alcune sue condotte personali. E gli ho suggerito una ripartenza basata su un totale cambio di strategia. Nei prossimi giorni dovrei formalizzare il passaggio al gruppo misto, salvo miracolosi cambi di rotta».