Biondi: «Oscurati dalla violenza. Ma i moderati non subiranno più»

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(..) pacificamente. Io sono abituato a non subirle le aggressioni. Non ci faremo intimidire da manifestazioni violente contro di noi, dimostreremo che sappiamo reagire. Forza Italia rispetta la legge, ringrazia le forze dell’ordine che fronteggiano i violenti, ma non è disposta a tollerare che la prepotenza prevalga sul diritto e sulla ragione. Sarà bene che mandanti e mandatari ne tengano conto».
Biondi, da liberale: non è un diritto protestare in piazza?
«La mia libertà finisce dove inizia quella altrui. Sarebbe stato legittimo un corteo nella piazza antistante. Il vergognoso tentativo di ledere la libertà altrui invece non è dissenso politico, ma squadristico».
C’era da aspettarselo comunque, no?
«Ecco, su questo vorrei dire che la polizia non ha avvertito il premier. Io stesso prima della manifestazione ho parlato con la Digos. Mi hanno detto che prevedevano qualche contestazione, ma sembravano rose e fiori».
E invece.
«E invece questi han tolto i fiori per usare i vasi. La polizia avrebbe dovuto preallertare, e far entrare in teatro più gente: erano venuti per vedere Berlusconi e si son trovati al freddo fra le porte chiuse da una parte e i neo squadristi rossi dall’altra».
Il Carlo Felice tiene non più di 2500 persone....
«Ma gli spazi dentro sono grandi, c’erano i corridoi. E poi il maxischermo che non funzionava: chi ha rotto il cavo e perché? A me non è rimasto che salutare dal palco la gente che fuori non poteva sentire né vedere».
Serviva una sala più grande?
«Un signore fuori mi ha apostrofato: “Ci convocate e poi non ci sono i posti per tutti”. Io ho risposto che già fatico a far funzionare la Camera, figurarsi. Comunque il Mazda Palace era occupato, e forse la convention è stata organizzata alla genovese: “Maniman un posto più grande non lo riempiamo”».
Lei si aspettava così tanta gente?
«Sono sincero: proprio no. Peccato che il tripudio di folla e l’entiusiasmo siano stati attutiti dalle violenze. Sui giornali ha fatto notizia non che una città come Genova si sia mobilitata come nessuno si aspettava, ma la contronotizia, le frange dell’ultrasinistra che hanno scelto questo momento per avere visibilità».
Berlusconi è arrivato a Genova con un “regalo” da 114 milioni di euro.
«È il segno democratico che, se pure i loro rappresentanti siano antagonisti politici, per le istituzioni prevale l’interesse per la comunità».
Lei dal palco ha strappato un’ovazione ricordando la medaglia d’oro a Fabrizio Quattrocchi.
«Quattrocchi ha dimostrato come sa morire un italiano. Noi adesso dobbiamo dimostrare come sanno vivere gli italiani. Il riconoscimento di Ciampi ha sanato tante ferite».
E Giuliana Sgrena le ha riaperte.
«Dalla “compagna” Sgrena non mi aspetto nulla. Ma dalla giornalista Sgrena sì: ogni morte merita rispetto. E mi dispiace per il sindaco Pericu, mio amico personale, ma da questa vicenda la città esce davvero male».
La gente applaudiva in piedi quando lei ha chiamato sul palco Amedeo Matacena junior.
«Ero il suo difensore. Dopo dieci anni la Corte d’Assise di Reggio Calabria l’ha assolto dal reato di associazione mafiosa perché il fatto non sussiste. È la battaglia che dobbiamo fare affinché il pregiudizio non prevalga mai più sul giudizio».