Biondi, il «vecchietto» ancora in pole position

(...) Fin qui, nessuno sconvolgimento, ma solo tanti malumori nell’ala garantista perché un avviso di garanzia varrebbe più che una condanna. Il vero scossone viene dato nel passo della lettera di Bondi (davanti al cui ufficio ieri c’erano in coda decine di aspiranti onorevoli) in cui si dice: «Fermo restando la decisione di riconfermare in linea di massima gli uscenti che abbiano lavorato con lealtà ed impegno in questa legislatura e riconfermando l’esclusione della candidatura per i consiglieri regionali e per i parlamentari europei, salvo per coloro che ricoprono responsabilità politiche nazionali o svolgono rilevanti funzioni in questa campagna elettorale». Fuori dalle liste gli attuali consiglieri regionali. E così ecco che verrebbero teoricamente esclusi Gianni Plinio (che però è di An e dipende dalle scelte di Gianfranco Fini) e Luigi Morgillo (Forza Italia), ormai quasi certi del loro posto al sole. A rigore persino Sandro Biasotti sarebbe fuori. Ma come leader del suo stesso movimento «arancione», e più ancora come protagonista della campagna elettorale rappresentando il vero valore aggiunto a FI e ad An in Liguria, dovrebbe aggirare il veto.
E allora chi esce rafforzato da questa direttiva? Sicuramente i parlamentari in scadenza. Enrico Nan, che vedrebbe scemare la concorrenza di Franco Orsi, consigliere regionale. Poi certamente Gabriella Mondello, che pure sembrava già certa di una ricandidatura nella parti alte della lista alla Camera e Gabriele Boscetto. Nessun dubbio, ora più che mai, sulla rielezione di Eugenio Minasso, il deputato che è anche coordinatore regionale di An. Al suo fianco, farebbe un deciso balzo in avanti il nome del coordinatore provinciale genovese di An, Gianfranco Gadolla, mentre nel caso di ottimo risultato, con conquista del nono deputato, si aprirebbe qualcosa più di uno spiraglio per lo spezzino Giacomo Gatti. Quanto agli altri posti, anche in posizione privilegiata, conferma scontatissima per il leader ligure Claudio Scajola, così come le nuove indicazioni non cambiano le certezze del coordinatore regionale di Forza Italia, Michele Scandroglio. Piuttosto possono risalire le quotazioni, e il piazzamento in lista, del coordinatore genovese Roberto Cassinelli (che ieri ha risposto alla Vincenzi garantendo che le liste saranno fatte «da personalità nuove, giovani e preparate»), oltreché di possibili candidati cui finora erano riservati minori chance. È il caso di Enrico Musso e dei sindaci delle cittadine del ponente, Angelo Vaccarezza di Loano e Marco Melgrati di Alassio.
Al Senato invece, già prima della lettera di Sandro Bondi, c’erano importanti punti fermi. Altro che addio, Alfredo Biondi sarà capolista del Popolo della Libertà. La pensione può attendere, i volti nuovi forse no. Perché quando tutti lo davano per spacciato, per archiviato, lui, l’Alfredone di mille battaglie liberali incassava la riconferma. «Ho avuto un colloquio con Sandro Bondi - rivela Biondi -. Si è arrivati a una soluzione che potrebbe risolvere qualche problema ai neo candidati: mantenimento del mio ruolo di capolista al Senato e possibilità di ulteriore candidatura in altro collegio. Sicché in caso di doppia elezione io sarei disponibile, per favorire le candidature liguri, a optare per l’altro collegio, favorendo così il primo dei non eletti in Liguria». Biondi, Giorgio Bornacin e Luigi Grillo sono i tre sicuri del posto. Poi, la corsa alla quarta poltrona utile e alla quinta, che potrebbe dare la certezza dell’elezione. Renata Oliveri garantirebbe la presenza femminile, poi spazio all’outsider, che potrebbero essere anche due qualora Biondi optasse o diventasse poi membro della Corte Costituzionale. Il resto? C’è da tenere presenti le possibili candidature di esponenti nazionali o di nomi «foresti». Giochi apertissimi. Fino alla chiusura della lista.