Biondillo lascia Quarto Oggiaro per le donne

In «Per sempre giovane» lo scrittore milanese dimentica i delitti dei libri precedenti e insegue una rock band femminile

Fino a questo Per sempre giovane (Guanda, pagg. 195, euro 14), Gianni Biondillo è stato «il giallista di Quarto Oggiaro». I primi due romanzi erano a tutti gli effetti gialli d’ambiente milanese, ambientati appunto nel quartiere dove Biondillo è nato e cresciuto. Le storie erano tanto verosimili che, come l’autore racconta spesso, il commissariato di Quarto Oggiaro non esisteva al tempo della stesura del primo libro, ma è sorto dopo (s’immagina e spera, tuttavia, non come conseguenza del successo di vendite). Con due libri e in soli due anni, Biondillo ha conquistato una discreta popolarità nel mondo delle patrie lettere. Molto presente anche su Internet, appartiene agli scissionisti del gruppo di Nazione Indiana, le sue presentazioni si trasformano spesso in autentici one man show e insomma il quarantenne architetto sembrava avere una carriera garantita, già comprensiva di paginate sui settimanali femminili.
Il suo terzo libro, però, non è un giallo ma, come da interpretazione autentica, aspira a essere un romanzo mainstream. La definizione è americana e americano è anche il riferimento del titolo (Per sempre giovane è Forever young, brano piuttosto noto di Bob Dylan). Di gusto americano è infine la storia, quella di un gruppo rock composto di sole ragazze, che gira l’Italia nel fatidico 1990, l’anno dopo la caduta del Muro di Berlino. Spunto della narrazione è l’incontro, nel primo breve capitolo, in cui si fa cenno a un divorzio e ai molti ricordi comuni di gioventù. Il terzo romanzo di Biondillo ha in effetti poco a che vedere con il mainstream cui l’autore vorrebbe annetterlo, e somiglia a un Sulla strada rivisto con un po’ di Thelma e Louise elevato a potenza, un bel po’ di nostalgia e quel tanto di scetticismo che un quarantenne di buon successo può permettersi di fronte alla vita e al mondo.
Le donne raccontate non mancano di verosimiglianza e la stessa voce narrante, che Biondillo attribuisce a una del gruppo, non parrà magari scritta da un’Alice Munro o una Nadine Gordimer, e tuttavia ragiona e parla abbastanza da donna. Considerando che chi le dà vita è un uomo, già questo è da considerarsi un risultato buono. Nel libro abbondano i dialoghi, per lo più serrati e, rispetto ai due libri precedenti, fanno difetto le descrizioni di luoghi, cui Biondillo sembrava tenere abbastanza. Per sempre giovane si presenta dunque come opera di svolta in una produzione che sembrava volersi limitare a un genere, non importa se e quanto nobile. Come titolo, è evocativo di campi semantici addirittura più vasti di quelli immaginati dal suo autore. Se infatti l’epigrafe è l’Ode all’urna greca di John Keats, il grande rilievo dato alle citazioni di gruppi e canzoni pop dei favolosi e (per Biondillo) non così edonisti anni Ottanta consente di suggerire allo scrittore-architetto un esergo ulteriore, in vista di molto verosimili altre edizioni: «All’amore qualcosa da fare/ alla gente qualcosa da dire/ per sempre giovane/ resterò con l’anima aperta e sincera io vivrò/ con la rabbia che mi conosci tu/ per sempre giovane, per sempre giovane, per sempre...» (Antonello Venditti, a. D. 1976).