Biotestamento, idea bipartisan: "Rinviamo dopo le europee"

Proposta bipartisan per rinviare la
discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee: "Dopo il caso Englaro i nervi sono ancora scoperti, meglio prendere una pausa"

Roma - Dario Franceschini ha incontrato questa mattina l’oncologo e senatore democratico Umberto Veronesi e, al termine dell’incontro, ha assicurato che non c’è nessuna spaccatura e nessuno scontro sul testamento biologico nel Pd. Intanto, dal quartier generale dei democratici arriva una proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee.

La proposta bipartisan Una proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee viene messa a punto in queste ore da un gruppo di senatori di maggioranza e opposizione. Tra di essi, Enzo Bianco, Stefano Ceccanti, Emma Bonino e Piero Ichino (Pd), Ferruccio Saro e Antonio Paravia (Pdl). Si citano anche i nomi di Lucio Malan e Beppe Pisanu, i quali non avrebbero ancora firmato. "Speriamo che aderiscano in molti alla nostra iniziativa - ha commentato la Bonino - spero che la nostra iniziativa faccia riflettere molti, perché il clima non è propizio a ragionare a mente fredda, a prendere una decisione ragionata ed erga omnes a partire dal caso singolo di Eluana Englaro". Considerato il clima attuale del dibattito politico in corso sul trattamento dovuto nelle situazioni particolari di confine tra la vita e la morte, i promotori dell’appello fanno sapere di aver "rilevato il rischio che un intervento legislativo non sufficientemente meditato su questa materia, quale che ne sia il segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre parzialmente inappropriate rispetto all’infinita varietà dei casi reali, come è inevitabile". "Per questo - hanno concluso - chiediamo una moratoria legislativa su questa materia di qualche mese, che permetta di recuperare la serenità necessaria per il migliore e più aperto confronto".

Franceschini incontra Veronesi Veronesi aveva firmato ieri insieme a Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais e Stefano Rodotà una lettera aperta al segretario del Pd in cui criticava gli emendamenti presentati al testo della maggioranza, ma Franceschini assicura che tutto è stato chiarito: "Sono venuto a trovare il professor Veronesi per rispetto delle sue qualità straordinarie di medico e scienziato ma anche in quanto parlamentare del Pd perchè era necessario un chiarimento dopo quanto scritto oggi dai giornali su spaccature e scontri che non esistono". Il leader del Pd ha spiegato: Veronesi "mi ha detto in modo franco e diretto che era stupito dalla lettura della sua lettera che lo descriveva contrario alla libertà di coscienza dei parlamentari, anzi ha detto che su questi temi non si può indicare la disciplina di partito o un vincolo perchè si tratta di temi nuovi che interrogano le coscienze: è esattamente la linea scelta dal Pd - ha sottolineato Franceschini - quella di costruire una posizione prevalente sugli emendamenti che sono stati sottoscritti da 8 senatori su 10 della commissione sanità e rispettare il fatto che ci siano posizioni diverse che hanno diritto di cittadinanza. Che questa sia la linea giusta lo si vede anche da quanto sta accadendo nel centrodestra che si è spaccato".

Martedì il voto in Senato Il voto in commissione Sanità al Senato sugli emendamenti al ddl sul testamento biologico si dovrebbe tenere a partire da martedì prossimo. Si tratta ancora di un orientamento ufficioso, emerso dalla riunione dell’ufficio di presidenza riunitosi questa mattina. Alla commissione infatti manca ancora il parere, non vincolante, della commissione Affari costituzionali, che ha rinviato a sua volta la decisione alla seduta di martedì. Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, non esprime un giudizio sulla bozza Calabrò in materia di biotestamento ("Non l’ho ancora letta"), ma auspica "una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico".

Il "diritto di morire" "Si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell’articolo 32 della Costituzione", hanno fatto sapere i vertici di Comunione e Liberazione. Nella nota resa pubblica si evidenziano le riflessioni dello stesso presidente della Cei : "Il vero diritto di ogni persona, che è necessario riaffermare e garantire, è il diritto alla vita che infatti è indisponibile". "La vera risposta non può essere dare la morte, per quanto 'dolce', ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano - si legge - chi si impegna in politica secondo ragione può trarre da queste preoccupazioni della Chiesa uno sguardo più vero alla vita degli uomini, nel difficile compito di servire il bene comune".