«Il bipede barcollante» Hendel contro l’homo erectus

Nuova parodia sulla politica italiana scritta con Piero Metelli e Sergio Staino

C’è chi nega le teorie di Darwin, e c’è invece chi le accetta ma le maledice. Magari da un palcoscenico, come fa Paolo Hendel nel suo ultimo monologo-show intitolato Il bipede barcollante, in cartellone al Teatro Ciak. Insomma, ci ha fregato l’evoluzione, questo tiene a dirci - con dovuta articolazione di argomenti, e quindi di tesi, antitesi e sintesi - l’irriverente comico toscano. Non ci fossimo alzati su due piedi, accidenti, «avremmo evitato una parabola umana che dall’homo erectus è arrivata fino a Bruno Vespa e Gigi Marzullo». È, questa, vera evoluzione? Se lo chiede e ce lo chiede questo sulfureo fiorentino la cui linguaccia dovrebbe girare con l’obbligo del porto d’armi. «La posizione eretta - spiega Hendel - ci mette in una condizione ben più precaria e instabile. Non fosse che per quel momento critico in cui, abbandonando la comoda e sicura andatura a quattro zampe, proprio mentre ci stiamo alzando, zac!, arriva qualcuno da dietro a farti male». Ti pareva. Ne ha di cose da dire, Paolo Hendel, nel suo nuovo spettacolo che - per formula, cast e scenografia - resta fedele ai precedenti W l'Italia! e Non ho parole!, e cioè: lui e soltanto lui, una sedia nei pressi, e come copione le gioie e i dolori di questa Italia che non cambia mai. Un testo affollato di personaggi folli (a partire dalla nascita dell’umanità e da quella mela di Adamo ed Eva che ci ha messo nei guai) e di scudisciate verbali sulle terga della classe politica, scritto da Hendel insieme a Piero Metelli e all’amico Sergio Staino, vignettista del malinconico «compagno» Bobo. Sentore di schieramento ideologico? «Mah, l’Italia politica offre ottimi spunti - spiega Hendel -. In passato ho punzecchiato Berlusconi, ma da aprile ad oggi Prodi e il suo governo mi hanno regalato ottimo materiale. Noi comici tutti schierati a sinistra? Sì, è vero, ma anche perché a noi conviene: quando al governo c’è il Cavaliere sappiamo che dura cinque anni e possiamo mantenere intatto lo stesso spettacolo. Con Prodi è una fatica, sono patemi d’animo continui: dura poco e cambia continuamente compagni di viaggio. Per un comico pigro, è una condanna». Insomma, la «fragile era di Super Romano», come la chiama lui, è molto più stressante di quella di Super Silvio, il re del lifting». Il teatro resta per Paolo Hendel la dimensione più gratificante: «Non che rifiuti a priori di lavorare in cinema o in tv - spiega il comico - solo che la gran parte della tv non mi piace e, pensate un po’, la cosa è reciproca. Difatti, appaio solo quando vado a trovare vecchi amici che ci lavorano. Il cinema? Io sono qui, se mi vogliono». Un comico della pasta di Paolo Hendel però, e lo si vede da come il suo occhio carognesco e beffardo cerca lo sguardo del pubblico dopo ogni battutaccia, gode della presenza fisica del pubblico: «Ah be’, richiamare il pubblico a teatro è la vera scommessa. E quando la vinci ti senti bene. Al Ciak, poi, io ho cominciato a lavorare tanti e tanti anni fa. Ogni volta che ci entro provo una gran gioia». Per dirla alla toscana, gli garba un sacco.
Il bipede barcollante
Teatro Ciak fino a domenica (ore 21)
Informazioni: 02.76110093