«Bipolarismo più stabile con la riforma»

Francesco Kamel

da Roma

Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, perché avete nostalgia del proporzionale?
«Forza Italia è il partito che ha modernizzato l'Italia e spinto il sistema politico verso il bipolarismo, dunque l'ultima colpa che ci può essere attribuita è quella di guardare al passato. Ma una forza politica responsabile deve essere capace di osservare criticamente la realtà, di valutare quello che c'è da correggere e di trarne le decisioni conseguenti».
Il maggioritario non va più bene?
«Le polemiche sul Mattarellum, un ibrido compromissorio, non nascono oggi. Mentre la nuova politica di Berlusconi ha consolidato la tendenza a riconoscersi nel sistema bipolare, questa legge ha consentito ai nostalgici del trasformismo di perpetuare in Parlamento la loro azione disgregatrice. Il "trapianto" del maggioritario nel nostro sistema ha portato a una crisi di rigetto. Questo sistema non è stato in grado né di ridurre il numero dei partiti né di rafforzare le coalizioni, né di avvicinare gli elettori agli eletti. A uscirne penalizzato è il riformismo, ingabbiato dentro alleanze in cui le forze marginali hanno pesantemente condizionato i governi».
E l’alternanza di governo?
«La riforma che proponiamo vuole rafforzare il bipolarismo e renderlo finalmente "governante". Il bipolarismo si può ottenere in tanti modi, e il nostro attuale è forse il peggiore. In Europa c'è l'alternanza ovunque con leggi diverse. Nella nostra prima Repubblica, l'alternanza non era impedita dal proporzionale, ma dal Muro di Berlino e dal fatto che l'alternativa possibile alla Dc era il partito comunista più forte d'Occidente».
Bisogna convincere l’opposizione.
«Il proporzionale con soglia di sbarramento può produrre un bipolarismo efficiente e semplificare gli schieramenti. I partiti-perno delle due coalizioni avrebbero la possibilità di limitare le spinte centrifughe delle estreme, con benefici immediati sulla governabilità. L'obiettivo dei riformisti dovrebbe essere quello di riformare. E se una legge elettorale non funziona, non vedo perché dovremmo inventarci dei tabù. Non capisco la chiusura pregiudiziale di Prodi a discutere la riforma elettorale: noi siamo disponibili a un serio confronto di merito con l'opposizione non - come sostiene lui - nell’esclusivo interesse del centrodestra, ma per risolvere un problema politico comune: l'eterogeneità».
Perché allora dall’Unione sparano a zero contro la riforma?
«Esistono anche personaggi come Pasquino che riconoscono la legittimità della riforma presentata. Le riforme elettorali si fanno a fine legislatura, e non all'inizio, altrimenti si delegittimerebbe il Parlamento appena eletto. Quando la sinistra sostiene che vogliamo vincere pur avendo meno voti, dice il falso. In Toscana è stata approvata una legge molto simile a quella che noi proponiamo: quella va bene e la nostra no. Perché? E poi, chi è maggioranza nel Paese - o ritiene di esserlo - non può aver paura del proporzionale che, come sostiene anche Sartori, non è mai in grado di trasformare un vincitore in un perdente. Questo può avvenire col maggioritario: nel 1996 il centrodestra uscì sconfitto nonostante avesse ottenuto più voti. Se c'è qualcuno che ha vinto in maniera truffaldina, dunque, questi è proprio il centrosinistra».
Prodi dice che «volete rubare la vittoria».
«Spero che dal centrosinistra si levino voci diverse, altrimenti il "bipolarismo gentile" di cui ha parlato Veltroni diventa solo esercizio retorico».
Che rapporto c’è tra proporzionale e partito unitario del centrodestra?
«Ritengo che proporzionale e partito unitario siano strettamente legati. Sono due facce della stessa medaglia e tendono alla semplificazione e alla governabilità. Su questi due punti, c'è piena concordanza con gli amici dell'Udc, e percorrendo questa strada si possono superare insieme le incomprensioni. Se la sinistra si arroccherà ancora su un incomprensibile Aventino, dimostrerà di aver smarrito la cultura riformista e di costituire un agglomerato di forze disomogenee tenuto insieme dall'antiberlusconismo».