Bipolarismo senza radici

Sembra che in Italia qualcuno spinga perché si riproduca lo stesso schema politico-culturale americano basato sulla suddivisione in due schieramenti a cui ricondurre tutte, o quasi tutte, le decisioni di interesse generale: lo schieramento conservatore, e quello progressista. Ciò che deve caratterizzare entrambe è la censura delle proprie radici storico-culturali e il superamento dell'anomalia italiana. L'imperativo sembra essere quello di liberarsi dall'ideale professato per cui le realtà popolari non possono dire alcunché sulla vita sociale, economica, politica, perché parlare da una tradizione, da un mondo di comunità, religiose o laiche, significa automaticamente intrallazzo, clientelismo. Si dimentica che è vero proprio il contrario. Proprio lo sradicamento dei partiti dalle realtà popolari e dagli ideali che ne sono alla radice sono la causa del degrado morale della nostra società poiché hanno arrestato o affievolito, innanzitutto nei singoli, il processo educativo.
La continua critica dei valori tradizionali deve avvenire nel paragone con il proprio cuore ed è aiutata dall'appartenenza a una realtà mossa da un'esperienza ideale. Se ci si sradica da un'appartenenza ideale, rimane solo la difesa aprioristica e moralistica di valori a cui non crede più nessuno (conservatori), contrapposta a una dissacrazione radicale, giacobina e nichilista di ogni certezza (progressisti). Così in entrambi gli schieramenti che si fronteggiano cresce solo il cinismo della lotta per il potere, mascherato dall'opposta ed identica finzione di una lotta per permettere la vera modernità. Purtroppo questo mediocre immeschinimento sta avvenendo anche in Italia.
Evidentemente i due schieramenti non si equivalgono. Questo processo è più grave in chi, alla cialtronesca ricerca del proprio interesse, aggiunge una visione ideologica basata sull'homo homini lupus e su un'idea di Stato che implica l'imposizione della democrazia ai cittadini.
In realtà dietro queste nobili e meno nobili teorie si annida, neanche troppo celato, l'interesse di lobby per le quali è più facile agire in un bipolarismo senza radici. Strano allora che il presidente Bush, esponente di spicco di uno dei fronti americani, quello conservatore, nel suo ultimo discorso, torni a parlare di educazione, come di una emergenza nazionale, quasi conscio che nessuna lobby e disegno di potere può ovviare alla sparizione della responsabilità delle persone che compongono una nazione. Cosa insegna questo ai potenti nostrani e anche a quelli che, sinceramente impegnati per la difesa della persona e della sussidiarietà, certe volte sembrano tentati dalle lusinghe del potere?
*Presidente di Fondazione
per la Sussidiarietà