Birmania, defezioni nell'esercito

Rastrellamenti a tappeto dei nemici in tutta Rangoon. La città è isolata: <strong><a href="/a.pic1?ID=209413">chiusi i collegamenti web</a></strong>. Destituiti i capi che si rifiutano di sparare sulla folla. <strong><a href="/a.pic1?ID=209423" target="_blank"><font color="#ff6600">Il mondo i rosso per dire basta alla repressione</font></a></strong>. <strong><a href="/video.pic1?ID=myanmar4" target="_blank">Il video</a></strong>

Rangoon - Rastrellamenti a teppeto per i nemici, comunicazioni isolate e mitragliatrici collocate ad ogni angolo di strada. Il racconto di un cooperante italiano a Rangoon dà l'idea della violenza con cui la giunta militare sta reprimendo la protesta dei monaci buddisti e degli oppositori del regime. "Siamo isolati", ha raccontato il cooperante, "in tale isolamento il regime sta facendo pulizia di tutti i suoi nemici. Gli scontri in strada non si contano. I militari presidiano le zone nevralgiche della città e a ogni incrocio c’è una mitragliatrice". Quella descritta è Rangoon: negozi serrati, scuole e uffici chiusi, "sebbene il coprifuoco scatti ufficialmente alle 21, pochissime persone sono in strada, al di là dei manifestanti". Questi sono assaliti "senza pietà" dai militari "in assetto da guerra".

Defezioni nell'esercito Parte dell'esercito però ha sposato la causa dei monaci buddisti birmani. Alcuni poliziotti si sono rifiutati di sparare sulla folla, riunitasi in migliaia anche quest'oggi in corteo a Rangoon e a Mandalay. "La Brigata 66 si è unita ai manifestanti ed è pronta a sfidare la Brigata 77 se farà uso della forza", ha dichiarato B. T. Win, ex segretario del ministero degli Affari esteri birmano. La dichiarazione conferma le voci che si rincorrono su internet, nonostante il blocco operato dalla giunta militare, anche attraverso un raid volto a mettere fuori uso il provider principale del Paese.

Scontro tra generali Sono soprattutto i gruppi di birmani in esilio a diffondere e descrive con una certa frequenza ciò che sta accadendo in Myanmar. Qualche ora fa, il sito di informazione "Mizzima News" riferiva di dissensi tra gli ufficiali e alcune defezioni da parte dell’esercito. Voci confermate da B. T. Win: "La Brigata 99 e la 33 si stanno fronteggiando. Il generale di brigata Tin Tun Aung non darà seguito all’ordine di sparare, mentre si è creata una scissione tra il comando militare situato nel sud-est del Paese e il comando generale di Rangoon", spiega il professor Win. Critica la situazione anche a Mandalay, dove "coloro che non rispettano gli ordini vengono rimpiazzati con soldati fedeli al regime", aggiunge Win. Fonti diplomatiche hanno inoltre riferito alla testata Irrawaddy - con sede a Chiangmai - che l’attivista e Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliari, è stata trasferita nel campo militare di Yemon, situato alla periferia di Rangoon.

Spari sulla folla Dopo la violenta repressione di ieri, anche oggi la polizia birmana, dopo aver occupato e circondato con il filo spinato le pagode, ha sparato contro i cortei di manifestanti di Rangoon e Mandalay, rispettivamente la ex capitale birmana e la seconda città del Myanmar. La forze di sicurezza non si sono limitate a spari intimidatori: ai colpi di armi da fuoco sono seguiti colpi di manganello diretti ai partecipanti della manifestazione di Rangoon, circa 10mila anche oggi, nei pressi della pagoda di Sule. I militari hanno prima dato ordine ai dimostranti di disperdersi, tramite altoparlanti, quindi hanno lanciato la carica. La giunta militare birmana ha dichiarato oggi "no-go zone", zona interdetta, l’area intorno a cinque monasteri buddisti, tra cui le pagode di Shwedagon e Sule di Rangoon, l'area interessata dalle manifestazioni.

Proteste anche a Mandalay Migliaia di giovani hanno manifestato oggi a Mandalay, seconda città più importante della Birmania. I cortei, divisi su due strade, si sono poi dispersi quando i soldati del regime hanno iniziato a sparare colpi di avvertimento. L’esercito e la polizia hanno bloccato le vie che conducono ai monasteri della città per impedire ai bonzi di partecipare alle proteste e almeno quattro di loro sono stati arrestati. Mandalay è un importante centro di insegnamento del buddismo, dove vive oltre la metà dei monaci dell’intera ex Birmania. Secondo i testimoni, le forze dell’ordine hanno sparato proiettili di caucciù in direzione della folla che ha riportato solamente ferite lievi.

Esteso il coprifuoco La giunta militare birmana ha esteso il coprifuoco notturno alla zona orientale di Rangoon, ex capitale birmana. Si tratta del distretto di Okkalapa meridionale dove ieri sono stati uccisi otto manifestanti. Nonostante la presenza di truppe e di polizia in assetto anti-sommossa continuano in quest’area a crearsi assembramenti di dimostranti. Il provvedimento entra in vigore dalle 18 alle 6. Anche Mandalay, la seconda città del Paese, come Rangoon è da martedì sotto coprifuoco dalle 21 alle 5.

Più morti di quanti dichiarati Il numero di morti nella repressione militare delle manifestazioni in Birmania ieri è molto più alto della cifra ufficiale diffusa da regime dei generali. Lo ha detto l’ambasciatore australiano a Rangoon Bob Davis. "Dei testimoni hanno affermato di aver visto un numero assai più alto di corpi sui luoghi delle manifestazioni di giovedì nel centro di Rangoon", ha detto il diplomatico alla radio australiana Abc. "Il numero di persone uccise è superiore di diverse decine rispetto alle cifre fornite dalle autorità", ha aggiunto. La televisione di Stato aveva fissato a nove il numero di vittime nella sola giornata di ieri.