Birmania, pressioni Onu Coprifuoco ridotto di 2 ore

Gambari faccia a faccia con il generale Tan Shwe per superare la crisi. Ridotto di due ore il coprifuoco. Ora il delegato Onu vede ancora il premio Nobel e dissidente storica Aung 

Rangoon - Tre giorni di fila, davanti alla porta. Manco fosse dal dentista. Poi, in mattinata, l’inviato delle Nazioni unite, Ibrahim Gambari, ha avuto un incontro con il leader della giunta militare birmana, generale Than Shwe. L’inviato dell’Onu, arrivato nel paese tre giorni fa per tentare di risolvere la crisi politica, ha incontrato il generale Than Shwe nella nuova capitale, Naypyitaw, secondo quanto riferito da una fonte diplomatica straniera. Ibrahim Gambari è stato autorizzato, domenica, a incontrare Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione, agli arresti domiciliari. Dopo il colloquio, la giunta militare ha annunciato oggi una riduzione di due ore del coprifuoco notturno imposto in questi. Camion con altoparlanti girano per Rangoon annunciando che il coprifuoco d’ora in poi sarà in vigore dalle 22 alle 04.00, anzichè dalle 21 alle 05.00.

Ancora con Aung E' in corso anche un nuovo incontro fra Gambari la premio Nobel, nel 1991 per la Pace, Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione che aveva già visto domenica scorsa. La visita nello stesso luogo di domenica scorsa. L’inviato Onu è stato autorizzato a vedere Suu Kyi in una residenza statale su University Avenue, la stessa strada dove si trova la casa in cui la leader dell’opposizione è costretta da anni agli arresti domiciliari. Dopo il nuovo incontro Gambari è ripartito alla volta di Rangoon dove si imbarcherà per Singapore.

I numeri della repressione Nelle principali città, Rangoon in testa, la presenza delle forze di sicurezza sta cominciando ad alleggerirsi. Stamane nella ex capitale e principale città della Birmania la situazione è calma. La repressione delle manifestazioni dei giorni scorsi è costata la vita, secondo le autorità locali, dieci persone, mentre fonti vicine agli ambienti dissidenti parlano di circa duecento morti. Le persone arrestate sarebbero circa 6mila. Per il governo australiano i morti sarebbero almeno trenta.

Governo birmano contro la comunità internazionale "La normalità è tornata a Myanmar" ha dichiarato il ministro degli Esteri Nyan Win all’Assemblea generale di New York, puntando il dito su elementi stranieri.

La Ue sollecita la condanna da parte dell'Onu L’Unione europea ha chiesto al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu di «condannare con forza» il governo della Birmania per la violenta repressione. Il Consiglio si riunisce oggi una riunione urgente sulla situazione nel paese asiatico, su richiesta di un terzo dei 47 stati rappresentanti nell’organismo delle Nazioni Unite. Il Consiglio dovrebbe ascoltare il racconto di testimoni oculari alla violenza usata dal regime birmano contro i dimostranti, che avrebbe causato la morte di oltre 200 persone stando alle stime dei dissidenti. Il testo di risoluzione avanzato dall’Unione europea invita a «condannare con forza la repressione violenta di dimostrazioni pacifiche in Birmania, attraverso percosse, uccisioni e detenzioni arbitrarie, e a sollecitare il governo della Birmania a dare prova di grande moderazione e a desistere dal ricorrere ancora alla violenza contro manifestanti pacifici». Nel testo si chiede inoltre la liberazione di tutti i detenuti, tra cui la leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi.