Birmania, rilasciati 80 monaci Il Times: "Ci sono gulag segreti"

La notizia data da uno dei religiosi tornati in libertà. Monaci in fuga da Rangoon. Morto nella notte Soe Win, il primo ministro che fece arrestare il premio Nobel Aung San Suu Kyi: era malato di leucemia. La Ue inasprisce le sanzioni

Rangoon - La giunta militare che governa la Birmania ha rilasciato 80 monaci buddisti, tra quelli arrestati durante la represasione delle manifestazioni di protesta delle scorse settimane. Lo ha reso noto all'agenzia di stampa Reuters uno dei monaci liberati, che ha denunciato «abusi verbali», ma non fisici. Il monaco, sulla ventina, è apparso scosso e nervoso e ha detto che lui e gli altri 79 confratelli stanno tornando al monastero di Mingala Yama di Rangoon. Ha precisato anche di essere stato trattenuto presso il campus dell’ex Istituto tecnico governativo e sottoposto a violenza verbale, anche se non fisica, nel corso degli interrogatori. Durante la detenzione ha detto di aver ricevuto due pasti al giorno. In totale sono stati arrestati 96 bonzi del suo monastero sulle centinaia prelevati a forza in una serie di blitz delle forze di sicurezza effettuati nei giorni scorsi in una quindicina di monasteri di Rangoon. Secondo il monaco gli altri 16 dovrebbero essere rilasciati presto.

I monaci in fuga da Rangoon I monaci protagonisti delle proteste stanno cercando di lasciare Rangoon. Secondo testimoni citati dalla Bbc, i religiosi affollano la stazione ferroviaria e i terminali dei pullman. Per i monaci - si legge sul sito online dell’emittente britannica - è tutt’altro che facile abbandonare l’ex capitale: gli autisti si rifiuterebbero spesso di farli salire a bordo, nel timore di non essere poi autorizzati a far rifornimento di carburante. L’esodo segue gli arresti a Rangoon di centinaia di monaci, effettuati nei giorni scorsi da militari e poliziotti. La notte scorsa, durante un blitz delle forze di sicurezza in un tempio della città, sarebbero finiti in manette altri 25 religiosi. Secondo fonti della Bbc, i monaci arrestati saranno trasferiti nel nord del Paese.

Il Times rivela: "Ci sono gulag segreti" Nelle stesse ore in cui l’inviato dell’Onu in Birmania, Ibrahim Gambari, ha condotto il suo difficile tentativo di mediazione tra la giunta birmana e l’opposizione al regime militare, sono emerse nuove notizie sull’esistenza nel Paese di veri e propri gulag, dove sarebbero stati rinchiusi migliaia di cittadini. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano Times nella versione online, l’ex sede dell’Istituto di Tecnologia del governo sarebbe stata trasformata in un gulag segreto, dove sarebbero stati richiusi e vessati migliaia di manifestanti e monaci buddisti scomparsi. Secondo fonti della diplomazia occidentale e del governo birmano, l’Istituto di Tecnologia sarebbe diventato un campo di concentramento per almeno 1.700 vittime dell’ultima represisone voluta dalla giunta militare al potere al fine di soffocare i ripetuti appelli per la democrazia. L’esistenza del gulag, riferisce il quotidiano britannico, rappresenterebbe anche una risposta alle domande sulla sorte di migliaia di monaci, attivisti per la democrazia e giornalisti la cui scomparsa è stata denunciata da tempo ed è diventata sempre più sospetta. Ma nonostante l’attenzione della comunità internazionale alla drammatica situazione in Birmania, ricorda ancora il Times, la dura repressione imposta dalla giunta al potere resta priva di documentazione certa.

Il partito di San Suu Kyi: arrestati deputati e militanti Dieci parlamentari e almeno 137 militanti della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito d’opposizione di cui è leader la dissidente storica Aung San Suu Kyi, sono stati arrestati finora nell’ambito delle repressioni seguite alle manifestazioni di protesta. Lo annuncia il portavoce dell’Lnd, U Nyan Win, alla radio dell’opposizione Democratic Voice of Burma (Dvb, Voce democratica della Birmania). Nyan Win ha detto che i familiari di uno dei parlamentari, arrestato la sera del 26 settembre a Mandalay, nel centro-nord della Birmania, hanno espresso preoccupazione per le condizioni di salute del loro congiunto, disabile da sei anni dipendente da alcuni medicinali. Il portavoce ha parlato anche del caso del parlamentare dell’Lnd U Myint Lwin di Myinchan, che è stato arrestato con la promessa che sarebbe ritornato a casa dopo l’interrogatorio, ma che, dice la famiglia, non è ancora tornato. Quando alcuni familiari sono andati il giorno dopo alla stazione di polizia per portargli un pò di cibo - racconta uno di loro nella nota - si sono sentiti rispondere che era stato trasferito nottetempo a Mandalay.

La Ue inasprisce le sanzioni Gli ambasciatori dei Ventisette presso l’Ue, riuniti oggi a Bruxelles nel comitato Coreper, hanno raggiunto un accordo sull’inasprimento delle sanzioni contro la Birmania, a seguito delle repressioni avvenute nei giorni scorsi. Lo riferisce un comunicato della presidenza di turno protoghese, precisando che la natura delle nuove sanzioni non è stata ancora definita e che la decisione definitiva sarà presa dai ministri degli Esteri Ue il 15 ottobre a Lussemburgo. I Ventisette, riferisce la nota della presidenza Ue, «hanno concordato l’insaprimento delle sanzioni Ue contro il regime in Birmania/Myanmar e richiesto che vangano intrapresi tutti i passi necessari affinchè le decisioni necessarie possano essere assunte al Consiglio affari generali e relazioni esterne del 15 ottobre». Gli ambasciatori europei hanno espresso sostegno all’azione diplomatica dell’inviato Onu Ibrahim Gambari e sottolineato la necessità di coinvolgere gli attori «chiave» nella regione, ovvero Cina, India e l’associazione dei Paesi del sud-est asiatico (Asean). Inoltre i Ventisette, esprimento «preoccupazione per le sofferenza della popolazione», hanno chiesto alla Commissione europea di prendere in considerazione un aumento dell’assistenza umanitaria.